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Vertici AIFA e Ministero della Salute sotto accusa: nel mirino ancora Pani e Melazzini

Vertici AIFA e Ministero della Salute sotto accusa: nel mirino ancora Pani e Melazzini

Vertici AIFA e Ministero della Salute sotto accusa: nel mirino ancora Pani e Melazzini
Settembre 15
05:42 2016

Pani e Melazzini sotto accusa. Durissima interrogazione di Barani (AL-A) sulla vicenda degli emolumenti extra e per un contributo di 50mila euro a Comunione e Liberazione

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panimelazzini

Il senatore, presidente del gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (verdiniani), si scaglia contro i vertici dell’Aifa e chiede anche le dimissioni di Lorenzin. Al centro i 647mila euro che Pani dovrebbe restituire all’erario ma anche i rapporti tra Melazzini e CL dopo la decisione di Aifa di elargire un contributo in occasione dell’ultimo meeting dell’organizzazione cattolica di cui lo stesso Melazzini è un esponente di spicco. 

Clicca qui per leggere IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE.

14 SET – La vicenda dei presunti emolumenti extra del direttore dell’Aifa Luca Pani, per un totale calcolato in 647mila euro e che il direttore dell’Aifa dovrebbe restituire all’erario, è al centro di una durissima interrogazione ai ministri dell’Economia e della Salute (atto ispettivo n. 3-03117) firmata dal senatoreLucio Barani, presidente del gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonomie di Denis Verdini e pubblicata ieri sul sito del Senato.

Sotto accusa non solo Pani ma anche il presidente Mario Melazzini per, scrive Barani, aver “ostacolato di fatto per mesi la restituzione dei 647.000 euro da parte del dottor Pani, coinvolgendo surrettiziamente nella decisione prima l’ufficio legale dell’Agenzia, poi, con nota del 2 agosto 2016, il capo di gabinetto del Ministero della salute, dottor Giuseppe Chinè, al solo fine di bloccare la delibera di restituzione dell’ingente somma, già assunta all’unanimità dal consiglio di amministrazione nella seduta del 29 aprile 2016“.

A Melazzini, inoltre, il senatore Barani imputa anche la decisione di Aifa di aver elargito un contributo di 50mila euro a favore di Comunione e Liberazione in occasione del recente meeting nazionale dell’organizzazione cattolica, di cui è membro lo stesso Melazzini.

Tornando all’affaire Pani, Barani ricorda anche che il direttore dell’area amministrativa dell’Agenzia, Giovanni Torre, lo scorso 29 agosto avrebbe provveduto a notificare a Pani la nota di debito di 647.000 euro, “intimandogli la restituzione della somma entro il termine tassativo di 15 giorni, pena la riscossione forzata dell’importo”.

“Con nota del 31 agosto 2016 – si legge ancora nell’interrogazione – il presidente Melazzini avrebbe provveduto a contestare l’operato del dottor Torre, giudicando ‘intempestiva’ la notifica della nota di debito al dottor Pani, nonostante questa fosse stata trasmessa 4 mesi dopo la delibera votata all’unanimità dal consiglio di amministrazione, invocando nuovamente l’intervento del capo di gabinetto del Ministero della salute, dottor Giuseppe Chinè;in data 1° settembre 2016, il dottor Torre sarebbe stato allontanato dall’Agenzia, mediante revoca unilaterale da parte dell’Aifa del comando triennale disposto dall’istituto di provenienza (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia)”.

Alla luce di tutto questo, Barani chiede a Padoan e Lorenzin, “se non ravvedano nei loro comportamenti (di Pani e Melazzini, ndr) profili inerenti a propri interessi privati in atti d’ufficio, tali da indurre a richiederne le immediate dimissioni”, se in qualità di organi deputati alla vigilanza sull’Aifa, “siano al corrente del finanziamento, pari a 50.000 euro, al meeting di Comunione e Liberazione e come considerino tale elargizione”, se e quali misure ritengano di dover assumere relativamente all’allontanamento del dottor Torre dall’Aifa”.

E ancora, se siano a conoscenza di quali rapporti intercorrano, relativamente ai fatti esposti, tra il capo di gabinetto del Ministero della salute, il direttore dell’Aifa ed il presidente del consiglio di amministrazione del medesimo ente”, e se il Ministro della salute non ritenga opportuno dimettersi dall’incarico ricoperto, “considerata, secondo l’interrogante, l’inadempienza nell’esercitare l’attività istituzionale di vigilanza e controllo sull’operato dell’Aifa”.

 

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