Vaccini Informa

LA SINDROME INFLUENZALE; Inefficacia e danni della vaccinazione

LA SINDROME INFLUENZALE; Inefficacia e danni della vaccinazione

Gennaio 21
10:22 2015

Danni da vaccinazione antinfluenzale. Chi li omette e perchè?

Articolo condiviso da Eurosalus novembre 2013

Vaccinazione antinfluenzale, vaccino e influenza sono i temi caldi di questo periodo dell’anno.

vaccini bimbi ima

Dal 4 Novembre in Italia è scattata la campagna per la vaccinazione antinfluenzale, una campagna mediatica che ha iniziato a battere la sua grancassa già dalla fine di agosto.

Dopo il “flop” dell’anno passato, con l’ulteriore perdita di credibilità generale, il tentativo di sostenere una maggiore copertura vaccinale sembra essere l’obiettivo vero di chi sostiene la vaccinazione come strumento unico di prevenzione.

Lo scorso anno ci fu il blocco di 2,5 milioni di dosi vaccinali prodotte dalla Crucell per unacontaminazione batterica e di altri 3 milioni di dosi di vaccini antinfluenzali di Novartis (Agrippal, Influpozzi subunità, Influpozzi adiuvato e Fluad) di cui 500.000 già distribuiti e i restanti già prodotti e pronti all’uso.

Il timore allora, emerso in piena campagna vaccinale, era dovuto alla probabile eccessiva azione di stimolo sul sistema immunitario. I vaccini cioè sono stati “adiuvati” con qualcosa che l’organismo può riconoscere come “nemico” provocando un eccesso di reazione immunologica, non più solo indirizzata verso l’eventuale virus, ma anche verso organi e apparati dell’intero organismo, rischio presente in ogni pratica vaccinale, ma probabilmente in questo caso estremamente accentuato.

Inoltre quest’anno il confronto con i dati provenienti dall’Australia è stato specificamente evitato. Un semplice e facile confronto che non viene eseguito ci fa capire che viene perso di vista l’obiettivo primario.

La scienza dovrebbe meglio definire i suoi obiettivi primari quando inventa qualcosa di potenzialmente rischioso. Lo scorso anno il Ministro ha tristemente affermato, che le aziende che stavano distribuendo il vaccino conoscevano il potenziale pericolo già da luglio, ma lo hanno comunicato solo il 18 ottobre; per questo la mia affermazione sulla sfiducia in certi tipi di Scienza assume un significato sempre maggiore.


Da immunologo faccio ogni anno riferimento ai dati Australiani, che con un anticipo di 6 mesi fornirebbero ai nostri scienziati l’esatta descrizione (o quasi) di quello che avverrà nel nostro emisfero durante l’inverno. Anche quest’anno i dati australiani sono molto rassicuranti e ci dicono che la virulenza è inferiore sia a quella del 2012 che a quella del 2011.

Eppure, come sempre, sentiamo affermazioni pesanti sulla futura influenza. In spregio alle più elementari regole sulla memoria, nonostante le polemiche roventi seguite alla falsa pandemia di H1N1 suina, e come già avvenne a settembre 2010 quando in Italia i giornali riportavano gli articoli dei soliti virologi che ripetevano esattamente le stesse cose dette negli anni precedenti, il rito si ripete con le stesse cose che vengono nuovamente ridette.

Abbiamo sentito e letto che l’influenza sarà potente e devastante, che arriverà in anticipo, che mieterà vittime in assenza del giusto atteggiamento vaccinale preventivo. Esattamente come tutti gli anni.

Ricordiamo il 2004 con la SARS e l’aviaria con l’H5N1 in cui i maggiori danni si ebbero per gli effetti dipendenti dalla paura. Molti si vaccinarono anche se dubbiosi. In relazione alla influenza A suina H1N1 del 2009 ho detto chiaramente perché non mi sarei vaccinato in un articolo che è stato poi ripreso anche da diversi quotidiani italiani.

Inoltre la prevenzione antinfluenzale è attuabile anche attraverso forme naturali di terapia. Fortunatamente la consapevolezza e internet e la diffusione della conoscenza hanno avuto ragione e nel 2009-2010 la campagna vaccinale fu un flop assoluto.

Noi crediamo che chi ha la convinzione di vaccinarsi abbia il diritto di farlo. Dobbiamo però ricordare che le campagne di stampa non sempre sono legate a fatti oggettivi e che la immunizzazione antinfluenzale è una profilassi forse utile, ma certamente non priva di rischi. E chiunque, nel dubbio, deve poter avere la libertà di astenersi dalla vaccinazione.

 

I dati

  • Un vaccino antinfluenzale ha, come tutti i vaccini, dei possibili benefici, e anche dei possibili danni che dovrebero essere resi noti con chiarezza per consentire scelte consapevoli ai cittadini.
  • La variabilità delle influenze è altissima, ed è molto difficile prevedere il tipo di diffusione che avrà: nonostante questo, tra settembre e ottobre di solito i titoli dei giornali parlano di milioni di persone ammalate che puntualmente non si verificano.
  • Le previsioni epidemiche spesso vengono disattese. Basta ad esempio pensare a cosa è successo nel 2009 e nel 2010 nella stagione invernale dell’emisfero Sud. L’epidemia o pandemia H1N1 che veniva paventata ha provocato un numero irrisorio di decessi. Circa un ventesimo di quelli che ogni anno vengono riferiti alla classica influenza. La comunità scientifica anziché leggere i dati e interpretarli ha continuato a segnalare rischi e problemi in realtà falsi.

Il problema non riguarda solo i danni possibili da vaccinazione antinfluenzale, ma in genere tutte quelle che mirano in modo ossessivo alla protezione senza ricordarsi che il sistema immunitario è qualcosa di vivo e biologico e non meccanico. Recentemente le polemche sugli effetti gravi di danno provocato da un numero eccessivo di vaccinazioni praticate ai militari italiani ha portato ad un’inchiesta i cui risultati appaiono sconvolgenti.

Per contro sappiamo che negli anni passati intere squadre di calciatori vaccinati erano a letto con l’influenza anziché in campo. E anche se, come ci spiegano alcuni esperti, essere vaccinati fa diminuire il pericolo di confondere i sintomi dell’influenza con quelli della SARS (o con quelli dell’aviaria, o con quelli della H1N1 A come alcuni sostengono), non si vede in che modo questo possa essere vero, considerato il numero di casi di influenza che comunque si verificano proprio tra i soggetti vaccinati.

Per qanto riguarda la possibile vaccinazione per l’H1N1, il cui ceppo è comunque presente in tutte le preparazioni vaccinali dal 2009 ad oggi, è bene invece ricordare, come spiegato sotto, quanto accaduto nel 1976 per la unica vaccinazione suina attuata fino ad ora, per capire quanto sarebbe più utile una riflessione critica prima di partire con una vaccinazione a tappeto con vaccini non ancora sperimentati.

Purtroppo, nel vaccino trivalente previsto per la vaccinazione 2010-2011 è stato inserito, senza che ce ne fosse alcun bisogno, il vaccino anti H1N1 suino che tante polemiche ha scatenato lo scorso anno, e di anno in anno questo vaccino viene sistematicamente riproposto nella formulazione.

Non intendiamo entrare qui nel dibattito relativo all’efficacia di questa forma di profilassi, ma in considerazione del pubblico e martellante invito a vaccinare tutti i bambini (e non solo quelli per i quali i vantaggi potrebbero superare i rischi), ci appare doveroso contribuire oggi anche con le notizie relative ai possibili effetti dannosi, che gli organi ufficiali di informazione, in questi giorni, sembrano deliberatamente o inconsapevolmente trascurare.

I bambini in prima linea

In un paese libero e civile le persone devono essere informate e poter scegliere. Ma se chi stimola la vendita dei vaccini determina anche l’informazione, e questa informazione continua a dire che la vaccinazione è assolutamente innocua, i conti non tornano più. Quanto viene detto è falso e i possibili rischi, anche gravi, della vaccinazione antinfluenzale sono scientificamente dimostrati (ma scarsamente divulgati!).

Se (come è avvenuto in passato e ci auguriamo non debba più avvenire) qualcuno continua a segnalare che quanto più i bambini saranno vaccinati tanto meno avremo paura della SARS o della suina o di altre forme virali gravi e tanto meno sofferenze infliggeremo loro, mente spudoratamente, cercando solo di cavalcare un momento emotivo intenso per ottenere un vantaggio commerciale o altri vantaggi indiretti (il mantenimento della paura).

Un bambino sano che si ammala di influenza (posto che si ammali anche se viene cautelato con la necessaria profilassi comportamentale), se è ben nutrito e ha un adeguato supporto minerale e vitaminico supera l’influenza, talvolta con l’uso di qualche sintomatico di supporto.

vitamine

Restiamo sempre sorpresi dal fatto che in due meta analisi successive la Cochrane (ente mondiale super partes, che analizza tutti i dati scientifici prodotti dalla comunità scientifica internazionali) ha confermato la inefficacia preventiva del vaccino nei bambini fino ai due anni, e che nonostante questo venga sistematicamente indicato di vaccinare i bambini a partire dai 6 mesi di età. Perché il Ministero dà indicazioni contrarie alle conoscenze scientifiche?

Inoltre, non ci stanchiamo di ripeterlo, chi si ammala di influenza, ne esce guarito e con un aumento delle difese immunologiche (durante una forma virale cresce l’Interferone che ci difende, ad esempio, da future forme tumorali).

L’esperienza di chi usa forme di terapia omeopatica e naturale, per prevenire le infezioni invernali ricorrenti e l’influenza, è ampia e ben rappresentata nella popolazione italiana.

A fronte di un’informazione corretta, i cittadini potrebbero comunque scegliere, in relazione alle proprie convinzioni, se seguire un iter vaccinale con dei probabili benefici (e alcuni rischi) oppure un trattamento diverso, probabilmente benefico (ma senza alcun rischio “vaccinale”).

Verità scientifiche nascoste sotto il tappeto

Allora veniamo alle menzogne. Non ci stiamo riferendo al fatto che le troppe vaccinazioni potrebbero fare male (anche se sempre più dati invitano a riflettere su questo tema), perché dalla parte opposta si potrebbe dire che ci attacchiamo a un’ideologia o a un credo diversi da quelli che propone la “scienza” medica.

Facciamo dunque riferimento solo ad alcuni lavori scientifici, alcuni dei quali recentissimi, che non fanno che ribadire l’esistenza di possibili rischi da vaccinazione antinfluenzale, lavori scritti nei centri più famosi del mondo per le medicine “classiche” e convenzionali.

Cosa direste, ad esempio, se vi dicessero che vaccinando con “l’innocua vaccinazione” antinfluenzale tutti i bambini italiani ci possiamo aspettare almeno 10-15 casi di sindrome di Guillaine-Barrè (poliradicolonevrite) più del solito, cioè almeno 10-15 bambini minori di 7 anni tra cui forse anche il nostro, semiparalizzati per molti mesi e in alcuni rari casi anche per tutta la vita, con incapacità di muoversi, agire, pensare come prima?

Eppure un gruppo di epidemiologi americani segnala questo dato già dal 1998 (N Engl J Med. 1998 Dec 17;339(25):1797-802 ), un dato che va ad affiancarsi a uno studio australiano che conferma, a fronte di 67 banali eventi post-vaccinali ogni 100.000 dosi di vaccino, la frequenza di ben 16,7 eventi avversi seri ogni 100.000 dosi per i bambini sotto i 7 anni, negli anni 2000 e 2002 (Commun Dis Intell. 2003;27(3):307-23).

Ma la citazione dei lavori sui danni neurologici post vaccino antinfluenzale può continuare. Non si tratta di eventi frequentissimi, ma si tratta di eventi possibili, gravi, e chi li nega mente, crea un’informazione sanitaria artefatta.

Andiamo dalla nevrassite (Eur J Neurol. 2000 Nov;7(6):731-3) alla nevrite ottica (J Neuroophthalmol. 1996 Sep;16(3):182-4). Per una corretta informazione, è opportuno ricordare che la stessa influenza può determinare un’infiammazione del tessuto nervoso come complicanza, ma è drammatico riconoscere che la maggior parte delle 58 morti per Guillaine Barrè verificatesi nel 1977 negli USA, si verificò nei soggetti vaccinati, con insorgenza della malattia dopo 3-4 settimane dalla vaccinazione (Neurology. 1980 Sep;30(9):929-33).

Sono forse più i danni da vaccinazione di quelli che determina la malattia? Non lo sappiamo con certezza, ma esprimere un dubbio è molto diverso dal trasmettere una tracotante e colpevole certezza di innocuità. In questo caso, da immunologo, mi sentirei di esprimere ben più che un singolo dubbio.

Trovo profondamente disdicevole che la presenza di eventi pur non frequentissimi ma ben documentati a seguito della vaccinazione antinfluenzale non sia resa pubblica. Non è accettabile che il sito del Ministero della Salute fino allo scorso anno abbia evidenziato solo un modesto rialzo febbrile e la “bua sul sederino” come unici possibili danni rilevabili nel post vaccinazione. Fortunatamente per la campagna 2010-2011 ha almeno evidenziato che qualche rischio potrebbe esserci (in una pagina raggiungibile dopo 6 click) anche se, nonostante l’evidenza scientifica qui presentata, precisa che tale evenienza è stata riferita ma mai confermata.

I bambini paralizzati dalla vaccinazione, in fondo, non saranno tantissimi nell’economia commerciale italiana, ma ogni singolo caso merita una consapevole decisione per poter affrontare un rischio. È giusto che chi sceglie lo sappia, e non si senta dire che la vaccinazione è praticamente del tutto innocua, quando non è vero. Sapere le cose dopo, centuplica il livello del dramma.

Che dire, per fare un altro esempio, dei casi di ORS (sindrome oculo-respiratoria) dei quali Eurosalus ha subito parlato e che sono stati prima minimizzati e ritenuti dipendenti da un vaccino un po’ anomalo, e poi oggi addirittura riconfermati in doppio cieco contro placebo nel 44% dei soggetti che l’hanno già avuta? Il lavoro è stato pre-pubblicato on line (Clin Infect Dis. 2003 Oct 15;37(8):1059-66. Epub 2003 Sep 26) ed è stato tanto significativo da portare i suoi autori a suggerirne l’informazione specifica a chi ne ha sofferto.

Sicuramente si tratta di un problema di gravità molto relativa, ma perché chi si vaccina non deve sapere che potrebbe perdere del tutto i capelli? Questo dato riguarda soprattutto la vaccinazione obbligatoria antiepatite B, ma in buona misura vale anche per l’antinfluenzale (JAMA. 1997 Oct 8;278(14):1176-8). In fondo, sembra pensare l’industria vaccinale, che male c’è ad avere dei bambini calvi, se hanno evitato 4 giorni di febbre e mal di gola?

Che dire poi se dal numero del maggio 2003 della rivista Clinical Immunology (Clin Immunol. 2003 May;107(2):116-21), uno dei più autorevoli studiosi americani, analizzando i 382 casi di sindrome di Guillaine-Barrè post-vaccino antinfluenzale rilevati in USA negli anni 1991-1998, cioè la bellezza di 50 casi all’anno documentatamente causati dalla vaccinazione e dal particolare quantitativo di endotossina associato al virus, confrontato a un rischio 0 (zero) per la vaccinazione con la anatossina tetanica, suggerisce che forse per la vaccinazione antinfluenzale dovrebbe essere richiesto un consenso informato scritto? Ma a cosa serve un consenso informato per qualcosa che dovrebbe fare solo bene?

Come cittadino credo che meritiamo qualcosa in più di un’informazione pubblica parziale e aggressiva come si è dimostrata quella di quest’ultima campagna per la diffusione del vaccino antinfluenzale. La coscienza della popolazione è probabilmente cresciuta ed è in grado di percepire dove gli interessi commerciali finiscono per prevalere sul rispetto. Rimango comunque indignato.

Anche se le mie scelte possono essere diverse, rispetto e apprezzo i colleghi medici che suggeriscono la vaccinazione antinfluenzale per loro convinzione, segnalandone però i potenziali rischi.

Stigmatizzo e condanno invece la protervia commerciale che cerca di nascondere “sotto al tappeto” le verità scientifiche che tanto difende, quando diventano scomode.

Su Eurosalus abbiamo già dato ripetutamente indicazioni esaustive sulle ampie possibilità di prevenzione naturale delle forme di raffreddamento invernale, influenza compresa  (vedi anche gli altri link di questo articolo).

E tutti gli anni ormai riconosciamo un’aggressione di questo tipo, che puntualmente si verifica nella comunicazione televisiva e giornalistica.

Oggi, questo articolo serve solo per tranquillizzare coloro che sceglieranno consapevolmente di non fare e di non fare eseguire ai figli la vaccinazione antinfluenzale proposta in modo così pressante e di informare serenamente coloro che in modo consapevole sceglieranno di vaccinare se stessi o di fare vaccinare i loro figli. .

Ci sono molti i motivi scientifici che sostengono questa scelta e ci sono, fortunatamente, gli strumenti per affrontare con serenità i virus vecchi e nuovi senza credere di avere fatto scelte sbagliate per i propri figli.

Siamo ancora in uno stato che deve garantire le scelte autonome e consapevoli del cittadino, che può farle, in un senso o nell’altro solo se realmente informato.

LA SINDROME INFLUENZALE IN BAMBINI E ADULTI Inefficacia e danni della vaccinazione


Inefficacia e danni della vaccinazione

Prevenzione e cura con rimedi naturali e omeopatici

 Mortalità

Nelle raccomandazioni ufficiali per la prevenzione e il controllo dell’influenza per la stagione 2011-2012, si legge:

“Per quanto attiene la mortalità attribuibile all’influenza, si stima che in Italia l’influenza stagionale causi ogni anno circa 8.000 decessi in eccesso, di cui 1.000 per polmonite e influenza e altri 7.000 per altre cause. L’84% di questi (pari a 6.700 decessi per tutte le cause e 900 decessi per polmonite e influenza, in media) riguarda persone di età maggiore ai 65 anni[1]”.[2]

La sindrome influenzale viene pubblicizzata come una delle più comuni cause di morte e tutti ormai sanno che di influenza si può anche morire, ma questo concetto non è vero, perché è molto raro morire di influenza, dato che la condizione che più comunemente porta a morte è la broncopolmonite batterica secondaria (prevalentemente lobare o segmentale).

tom jefferson

L’epidemiologo Tom Jefferson, famoso esperto di vaccini, intervistato da Spiegel online International ha commentato:[3] “Nel caso degli anziani che muoiono di polmonite durante una sindrome influenzale, nessuno è mai andato a controllare se questi soggetti sono morti veramente di influenza o di qualche altro virus. Si ritiene che solo il 7% delle sindromi influenzali sia veramente causato dal virus dell’influenza!”.

Si pensa che in una popolazione di 50 milioni di persone, la ‘normale’ mortalità annuale in seguito a sindrome influenzale sia di circa 1.000 persone, cioè 1 persona ogni 50.000 abitanti (qui però parliamo di sindrome influenzale e non di influenza vera e propria, perché è difficile separare le due patologie dato che si esprimono con la medesima sintomatologia e che i test di laboratorio utili per l’individuazione del virus non vengono comunemente utilizzati). Ad esempio, si calcola che nella sola Spagna (40 milioni di abitanti), durante un inverno “normale” i decessi per sindrome influenzale siano circa 1.500-3.000.[4]

Pertanto, se è vero che solo il 7% delle sindromi influenzali è causato dal virus influenzale vero e proprio, significa che solo il 7% di quelle morti è collegato a quel virus.

La mortalità è andata calando negli ultimi decenni, mentre precedentemente poteva toccare punte molto più elevate: nel decennio del 1930, la mortalità in Italia era di 1 decesso ogni 3.000-5.000 abitanti (25-30 morti ogni 100.000 abitanti).[5]

Anche se l’influenza colpisce prevalentemente i giovani, la mortalità invece riguarda prevalentemente gli anziani (l’84% dei decessi riguarda soggetti anziani con età pari o superiore a 65 anni[6]) oppure i “pazienti ad alto rischio”, che sono costituiti dai portatori di patologie croniche cardiopolmonari, nonché di diabete mellito e malattie metaboliche, malattie renali con insufficienza renale, malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie, sindromi immunodepressive o sindromi da malassorbimento intestinale.

Un’appropriata terapia antibiotica riduce il tasso di mortalità solo quando è imputata una polmonite batterica secondaria all’infezione virale.

DIFFERENZE TRA MALATTIA INFLUENZALE E SINDROME INFLUENZALE

Abbiamo già chiaramente spiegato che la vera influenza (malattia influenzale) è causata dal virus influenzale, mentre la sindrome influenzale è invece causata da molti virus diversi da quello dell’influenza, virus che ovviamente NON potranno mai rispondere ad un eventuale vaccino perché è ovvio che questo induce una risposta anticorpale che è sempre rigidamente specifica nei confronti dell’antigene utilizzato.

Dal punto di vista clinico, praticamente non esistono differenze significative tra malattia influenzale e sindrome influenzale, perché sia i sintomi, sia l’età a rischio, sia le eventuali complicanze sono abbastanza sovrapponibili.

In realtà, alcune differenze sono possibili in base al virus coinvolto, perché, ad esempio, alcuni virus come i Paramixovirus possono dare una forma febbrile che poi si esprime prevalentemente con una laringo-tracheo-bronchite acuta, mentre altri virus come i Rhinovirus possono dare una forma febbrile che si esprime poi con un forte raffreddore. Comunque, dato che anche il virus dell’influenza può dare sintomi a livello del naso o di laringe-trachea-bronchi, alla fine è molto difficile essere sicuri che un singolo paziente sia stato colpito da un certo virus invece di un altro.

Sempre cercando le differenze tra malattia influenzale e sindrome influenzale, se passiamo dalle differenze clinico-microbiologiche a quelle epidemiologiche, possono esserci utili due studi americani.

Il primo studio ha cercato di delineare l’epidemiologia delle infezioni respiratorie virali nella popolazione pediatrica e adulta e ha fatto emergere quanto esposto nella tabella che segue.

 Tab. 3 – Numero di episodi di infezioni respiratorie virali nella popolazione americana studiata. [7]


Fasce di età Numero di episodi
0 – 2 anni 6 episodi/anno
3 – 9 anni 4 episodi/anno
Sopra i 60 anni 1 episodio/anno

 

Da questi dati si vede che i bambini sono molto più esposti alle infezioni respiratorie virali rispetto gli adulti e che l’età più a rischio è quella sotto i 2-3 anni.

Infatti, la morbosità[8] dei virus è maggiore in questa età sia per la maggior probabilità di esposizione dei bambini (spesso frequentano asili o altri bambini), sia per l’incompleto sviluppo del loro sistema immunitario, sia per la mancata esposizione ad antigeni virali negli anni precedenti e quindi per la mancata disponibilità di anticorpi specifici.

In genere, in Italia, nonostante lo scarso numero dei casi denunciati (la denuncia sarebbe obbligatoria), la morbosità invernale della sindrome influenzale oscilla dal 5 al 10% della popolazione, con incidenze maggiori nelle collettività a causa degli stretti rapporti tra le persone.

 Il secondo studio statunitense, che analizza quali sono i singoli virus che causano le infezioni respiratorie, ha fornito dei dati inaspettati che vengono esposti dalla tabella successiva.[9]

Dall’analisi di questa tabella risulta che il virus dell’influenza viene isolato nel 30% dei soggetti sani e asintomatici, mentre nel corso di una sintomatologia da sindrome influenzale questo virus viene isolato solo nel 9% dei malati totali (bambini e adulti). Pertanto, secondo i dati espressi da questo studio, solo il 9% delle patologie che si esprimono con la sintomatologia influenzale sono causate dal vero virus influenzale e quindi solo questo ristretto numero di casi sarebbe teoricamente prevenibile dalla vaccinazione antinfluenzale.[10]

Tab. 4 – Germi isolati nella popolazione generale statunitense studiata (bambini e adulti), senza e durante infezioni respiratorie.

Germe Senza malattia Durante malattia
Rhinovirus 35% 34%
Virus influenzale 30% 9%
Virus parainfluenzale 12% 4%
Virus respiratorio sinciziale 11% 4%
Adenovirus 8% 2%
Coronavirus 8%
Altri virus 4% 14%
Batteri 23%
Sconosciuto 2%
Totale 100% 100%

 

I dati italiani disponibili sono del tutto sovrapponibili: solo il 12,27% dei casi di sindrome influenzale (in soggetti adulti) è causato dal virus dell’influenza e nei bambini la percentuale è addirittura nettamente inferiore (circa il 8%).[11]

Tutto questo ci fa dedurre che:

– su 100 persone che si ammalano di sintomi influenzali, solo in 9 la sintomatologia è causata dal virus dell’influenza;

– se tutte e 100 queste persone venissero vaccinate, solo 3-6 di loro eviterebbero l’influenza (perché il vaccino protegge solo il 30-60% dei soggetti che si ammalano a causa del virus influenzale);

– i soggetti che non hanno benefici dalla vaccinazione (94-97%), sono comunque a rischio dei non pochi e non irrilevanti effetti indesiderati del vaccino (vedi più avanti).

 

LA VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE

Credo sia ormai chiaro a tutti che negli ultimi anni le sezioni marketing dell’Industria Farmaceutica stanno cercando in tutti i modi di portare dati per convincerci che è estremamente necessario vaccinarci tutti contro l’influenza.

Attraverso una certa ‘informazione scientifica’ indirizzata ai medici di base e attraverso adeguati articoli diffusi dai mass media direttamente all’opinione pubblica, si è cercato di ‘abituare’ il consumatore al concetto che ogni autunno non solo è ‘necessario’, ma è anzi doveroso vaccinarsi contro l’influenza.

Infatti, vari anni fa questa vaccinazione veniva proposta solo per gli anziani, perché considerati più deboli, poi l’indicazione è stata estesa anche agli adulti che per lavoro erano a contatto con il pubblico e ora da qualche anno si cerca di inglobare pure tutti i bambini con la giustificazione che sono sempre più malati e recettivi a infezioni virali.

In pratica: la vaccinazione antinfluenzale dovrebbe essere fatta a TUTTI!

Circa l’opportunità di vaccinare contro l’influenza anche i bambini sani nella fascia di età sotto i 3 anni, c’è pure chi propone di somministrare il vaccino ai neonati tra i 7 giorni e i 6 mesi di vita. Non ci sono motivazioni valide per sostenere tale consiglio, perché non conosciamo la sua sicurezza e tollerabilità e la proposta non è in linea con le raccomandazioni scientifiche internazionali che escludono i neonati dall’elenco dei soggetti da vaccinare contro l’influenza, ma si continua a premere per vaccinare tutti. Nelle linee guida, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta consigliano la vaccinazione antinfluenzale solo a partire dai sei mesi di vita e solo con malattie gravi e per i trapiantati, mentre «Per tutti gli altri» ribatte Maurizio Bonati, responsabile del Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell’Istituto Mario Negri «in particolare tra ai 6 mesi e i 2 anni non ci sono indicazioni perché è difficile valutare la capacità di risposta immunitaria nei bimbi». E aggiunge: «L’allattamento è la miglior protezione del neonato anche contro l’influenza».

Su questo argomento commenta invece il nostro Ministero della Salute:

“L’inserimento dei bambini sani di età compresa tra 6 e 24 mesi (o fino a 5 anni) nelle categorie da immunizzare prioritariamente contro l’influenza stagionale è un argomento attualmente oggetto di discussione da parte della comunità scientifica internazionale, soprattutto a causa della mancanza di studi clinici controllati di efficacia.

L’offerta di vaccinazione è raccomandata dalla Sanità Americana e Canadese e da pochi Paesi della Comunità Europea (es. Finlandia), ma i dati di copertura vaccinale finora raggiunti non consentono di valutare l’impatto di tale intervento. Pertanto non si ritiene necessario promuovere programmi di offerta attiva gratuita del vaccino influenzale stagionale ai bambini che non presentino fattori individuali di rischio.

Ciò non significa che vi siano controindicazioni alla vaccinazione dei bambini «sani» di età superiore a 6 mesi, qualora il loro pediatra optasse per tale scelta. Valgono per loro le stesse regole (dosaggio, numero di dosi) indicate per i bambini appartenenti ai gruppi di rischio”.[12]

 

In conclusione, vediamo quali sono le indicazioni per questa vaccinazione secondo il nostro Ministero della Salute.

Considerazioni sull’efficacia della vaccinazione antinfluenzale pediatrica

Il vaccino antinfluenzale viene preparato ogni estate in previsione di quelli che si crede possano essere i 3-4 ceppi virali che durante l’inverno causeranno poi la malattia influenzale. In realtà, per esperienza più o meno diretta, tutti sanno che non sempre queste previsioni sono corrette e accade allora che il vaccino antinfluenzale non protegga verso i virus influenzali per cui è stato somministrato. Comunque, va pure detto che, anche se i ceppi virali usati per la preparazione del vaccino fossero esatti, la vaccinazione non potrebbe mai proteggere verso tutti gli altri virus che causano la sindrome influenzale che, come abbiamo detto, è causata dai numerosi virus che danno sintomi simili a quelli del virus dell’influenza.

vaccino ima

A partire dal 1999, i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, l’American Academy of Pediatrics e la Public Health canadese avevano iniziato a raccomandare il vaccino antinfluenzale ai bimbi con meno di 2 anni. Questa sollecitazione a vaccinare destò non poche perplessità e già dal 2002 si poterono leggere alcuni pareri critici nella letteratura medica e critico fu anche un articolo uscito sul Bollettino di Informazione sui Farmaci del nostro Ministero della Salute[13] (non perché il nostro Ministero sia critico, ma solo perché l’autore di quell’articolo, pur essendo da tutti riconosciuto come molto autorevole in ambito vaccinale, non riconosce un’efficacia protettiva al vaccino antinfluenzale).

cdc1

All’inizio del 2005, una autorità americana nel campo dei vaccini, la Cochrane Vaccines Field, ha revisionato la letteratura scientifica mondiale concludendo che non vi sono evidenze di efficacia di una strategia vaccinale antinfluenzale in età pediatrica.[14] La conclusione dell’articolo è stata chiarissima: “L’efficacia nei bambini piccoli è completamente non provata. Al massimo può favorire nei bambini più grandi una riduzione della lunghezza delle assenze scolastiche. I risultati sollevano dubbi sulla saggezza di affrettarsi in un programma di vaccinazione estesa dei bambini senza prove adeguate che questa funzioni o sia interamente sicura. I vaccini antinfluenzali possono essere efficaci contro le forme di influenza che tipicamente rappresentano meno del 10% di tutti i casi, ma non vi è modo di predire che questo sarà il virus predominante nella stagione influenzale in arrivo”.

Inoltre, anche se le raccomandazioni ufficiali consigliano la vaccinazione solo per bambini con grave patologia di base, molti medici (probabilmente influenzati acriticamente dalla pubblicità farmaceutica) avanzano l’ipotesi di vaccinare i bambini sani di età compresa tra i 6 e i 23 mesi con l’obiettivo di ridurre l’insieme delle molteplici patologie virali invernali, tralasciando di dire che la vaccinazione antinfluenzale può avere efficacia protettiva solo nei confronti dei ceppi virali di cui il vaccino è costituito, ceppi che, come abbiamo detto, sono molto poco frequenti.

È vero che i bambini, specialmente se frequentano la scuola materna, si ammalano facilmente di virosi, ma la vaccinazione antinfluenzale non comporterà alcuna diminuzione, né di intensità né di numero, delle comuni infezioni delle vie aeree superiori presenti durante i mesi freddi, perché il vaccino contro l’influenza non ha effetto alcuno sulle centinaia di tipi e sottotipi di virus e batteri che sono capaci di infettare i bambini nei primi anni di vita. Quindi, come la ricerca scientifica indipendente dall’Industria Farmaceutica ha ampiamente dimostrato, non avremo alcuna modificazione della loro tendenza ad ammalarsi.

Il nostro Ministero della Salute, nella sua pubblicazione ufficiale Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2011-2012, ci comunica le seguenti stime:

“In presenza di una buona corrispondenza fra la composizione del vaccino e i virus influenzali circolanti [attenzione, perché di solito questa corrispondenza non c’è], l’efficacia stimata, in adulti sani, varia dal 70 al 90%, nei bambini e ragazzi fino a 16 anni è stimata un’efficacia pari al 60-70%.

Negli anziani che vivono in comunità, l’efficacia stimata della vaccinazione, nel ridurre la mortalità legata all’influenza, varia dal 23 al 75%. Se si considerano gli anziani che vivono in strutture di lungodegenza, la stima di efficacia nel ridurre i decessi è del 23-79%”.[15]

A tale comunicato si possono però fare vari commenti, come quelli esposti dal Dr. Pirous Fateh-Moghadam:

[16]

È noto a tutti che interventi di provata efficacia possono rivelarsi inefficaci se applicati in un contesto sociale e organizzativo diverso da quello in cui si era dimostrata la loro efficacia. In tale ottica si pongono dunque alcuni problemi di non facile soluzione con i dati attualmente a nostra disposizione. Innanzitutto, quante sono le ospedalizzazioni/cure ambulatoriali per influenza nelle diverse fasce di età? Arigliani e Bonvino hanno già riferito nel loro commento della difficoltà di reperire questi dati per l’Italia e si rivolgono di conseguenza allo studio della letteratura, nella fattispecie al lavoro di Neuzil et al. pubblicato dal New England Journal of Medicine.[17] C’è appena bisogno di dire che la validità delle conclusioni di Neuzil et al., soprattutto per quanto riguarda gli ipotetici benefici della vaccinazione, dipendono largamente dall’abilità di distinguere correttamente i ricoveri per infezioni influenzali da quelli per patologie di eziologia diversa, come infatti non manca a sottolineare l’editoriale nella stessa edizione del New England Journal of Medicine[18] che mette parzialmente in dubbio proprio questo aspetto dello studio. Inoltre, Neuzil et al. affermano nel loro stesso studio che l’eccesso di ricoveri di bambini al di sotto dei 3 anni nella stagione invernale sarebbe dovuto per non più del 20% all’influenza, dato che le infezioni da virus respiratorio sinciziale costituiscono la causa di gran lunga più frequente dei ricoveri.

E quanti dei casi ospedalizzati sarebbero stati evitati tramite la vaccinazione? La letteratura sull’efficacia del vaccino inattivato non è ricchissima soprattutto per la fascia di età al di sotto dei 2 anni. Studi sui bambini in età prescolare riportano la sicurezza e l’immunogencità del vaccino,[19], [20] ma un’efficacia non elevatissima[21] del vaccino inattivato nel prevenire l’influenza sierologicamente confermata (45% per l’influenza B e del 31% per l’influenza A). In ogni caso, tutti gli Autori compreso il già citato editorialista del New England Journal of Medicine (un pediatra del Children’s Hospital di Boston) si augurano la conduzione di ulteriori studi approfonditi sull’argomento prima di giungere a raccomandazioni nazionali.

In Giappone, in seguito ad un’epidemia devastante nel 1957 le autorità sanitarie hanno deciso di introdurre la vaccinazione antinfluenzale per tutti i bambini in età scolare in quanto considerati i maggiori disseminatori della malattia. I programmi vaccinali iniziano nel 1962, nel 1977 la vaccinazione antinfluenzale diviene obbligatoria, raggiungendo coperture vaccinali fino all’85% negli anni ’80. Nel 1987 la vaccinazione diventa facoltativa e nel 1994 il programma vaccinale cessò completamente per la mancanza di prove della sua efficacia. … Riassumendo, l’esperienza giapponese insegna:

1 – i bambini sono molto importanti nella diffusione dell’influenza;

2 – solo coperture vaccinali superiori al 70% dei bambini in età pre-scolare e scolare possono verosimilmente avere benefici a livello di comunità;

3 – rispetto alla riduzione della mortalità, la vaccinazione dei gruppi ad alto rischio produce effetti analoghi a quella dei bambini se si raggiungono le coperture necessarie.

In conclusione, mi sembra che la questione della vaccinazione antinfluenzale dei bambini sani in Italia si inserisca in un contesto caratterizzato sostanzialmente da incertezza e in questo caso credo sia conveniente assumere un atteggiamento di attesa attiva migliorando le conoscenze epidemiologiche e scientifiche in generale ed esaurendo il potenziale delle azioni di prevenzione di provata efficacia già avviate, prima di prendere decisioni che altrimenti potrebbero rivelarsi affrettate”.

Sempre su questo argomento, scrive la Dr.ssa Luisella Grandori:[22]

“Quanto allo studio di Reichert et al. pubblicato su New England Journal of Medicine nel 2001,[23] che dimostrerebbe l’efficacia della vaccinazione antinfluenzale dei bambini in età scolare nel difendere dalla malattia gli anziani che vivono con loro, desidero portare all’attenzione di tutti l’interessante commento di un pediatra francese (Lellouche) comparso sulla rivista La Revue Prescrire nell’ottobre 2001.[24]

Oltre alla sua perplessità sull’indipendenza delle conclusioni, motivata dal fatto che tra gli Autori ci fosse un ricercatore di una Ditta produttrice di vaccini che ripropone la delicata questione del possibile conflitto di interesse anche nella ricerca, Lellouche si chiede quali siano il modello di famiglia (anziani che vivono con tanti bambini?) e le condizioni di vita (sovraffollamento?) in Giappone e se queste non possano aver condizionato i risultati dello studio. Quindi afferma, in modo condivisibile, che questi risultati non possono essere esportati in altri Paesi se non con molta prudenza.

Inoltre, se pure è indubbio che i bambini rappresentano un ‘serbatoio’ di questa malattia (anche i dati italiani riportati da Salmaso lo confermano), viene da chiedersi se non sia preferibile (e anche meno costoso) proteggere le poche persone a rischio di gravi complicanze che stanno a stretto contatto con loro (anziani, parenti con malattie croniche, ecc.), piuttosto che vaccinare su larga scala una fetta così importante di popolazione”.

Condivido pienamente il parere della Dr.ssa Grandori e alla sua proposta aggiungerei anche la mia di condurre uno studio longitudinale tra un ampio gruppo di soggetti vaccinati e uno di soggetti non vaccinati in modo da verificare non tanto la percentuale di soggetti che si ammalano di influenza, bensì se la vaccinazione sia utile o no nel migliorare le condizioni generali di salute dei bambini e degli adulti. Cioè, a noi non interessa che un vaccino sia efficace per proteggerci da una specifica malattia se poi deve indebolire il nostro sistema immunitario e predisporci a tante altre patologie!

Alcune evidenze scientifiche sulla vaccinazione antinfluenzale

influenza foto

Dallo studio della letteratura scientifica disponibile[25] si possono pertanto estrapolare chiaramente i seguenti dati:

a) La vaccinazione non protegge dai virus non influenzali

Abbiamo già chiaramente spiegato che l’influenza (malattia influenzale) è causata dal virus influenzale, mentre la sindrome influenzale (clinicamente simile all’influenza) è invece causata da molti virus diversi da quello dell’influenza, virus che ovviamente NON rispondono al vaccino. Dai dati italiani disponibili, risulta che solo il 12,27% dei casi di sindrome influenzale (in soggetti adulti) sono causati dal virus dell’influenza e nei bambini la percentuale è addirittura nettamente inferiore (circa il 8%).[26] Quindi, si può ipotizzare che vaccinando tutta la popolazione eviteremo circa il 10% degli episodi di sindrome influenzale, con il rischio però di causare una ben maggiore percentuale di danni da vaccino.

Questi dati sono confermati anche da uno studio americano che ha cercato di delineare l’epidemiologia delle infezioni respiratorie virali nella popolazione pediatrica e adulta:[27]

Tab. 7 – Numero di episodi di infezioni respiratorie virali nella popolazione americana studiata.

Fasce di età
  1. di episodi
0 – 2 anni 6 episodi/anno
3 – 9 anni 4 episodi/anno
Sopra i 60 anni 1 episodi/anno

Tab. 8 – Germi isolati nella popolazione generale americana studiata (bambini e adulti), senza e durante infezioni respiratorie.

Germe Senza malattia Durante malattia
Rhinovirus 35% 34%
Virus influenzale 30% 9%
Virus parainfluenzale 12% 4%
Virus respiratorio sinciziale 11% 4%
Adenovirus 8% 2%
Coronavirus 8%
Altri virus 4% 14%
Batteri 23%
Sconosciuto 2%
Totale 100% 100%

 

Anche da questi dati emerge che i bambini sotto i 2 anni di età si ammalano più facilmente degli adulti di infezioni respiratorie virali, ma solo nel 9% dei casi totali (bambini e adulti) di tratta di patologie causate dal virus influenzale e quindi di una infezione teoricamente prevenibile dalla vaccinazione[28]. Pertanto, si conclude che:

– su 100 persone che si ammalano di sindrome influenzale, solo in 9 la sintomatologia è causata dal virus dell’influenza;

– se tutte e 100 venissero vaccinate, solo 3-5 di loro eviterebbero l’influenza (perché il vaccino protegge il 30-60% dei soggetti che si ammalano a causa del virus influenzale);

– i soggetti che non hanno benefici dalla vaccinazione (95-97%) sono comunque a rischio degli effetti indesiderati del vaccino.

b) La vaccinazione non è ben tollerata dai bambini

Da uno studio condotto da un Dipartimento di Pronto Soccorso americano è emerso che il vaccino antinfluenzale causa più effetti indesiderati nei bambini che negli adulti ed è anche emerso che tali effetti sono simili agli effetti che i genitori vorrebbero evitare vaccinando il bambino: prevalentemente febbre, raffreddore, malessere generale, dolore nella sede di inoculazione del vaccino.[29]

c) La vaccinazione dei bambini non protegge gli anziani

Per quanto riguarda la vaccinazione degli anziani, sappiamo bene che quando si ammalano di influenza hanno più probabilità di avere delle complicazioni cardiorespiratorie e di essere ricoverati a causa dell’infezione[30] e sappiamo anche che i bambini in età scolare sono i principali veicoli di diffusione della malattia anche verso gli anziani, però pare che la vaccinazione antinfluenzale pediatrica non sia una terapia efficace per questi problemi. Infatti, anche nel Piano Nazionale Linee Guida per l’Istituto Superiore di Sanità italiano del 2003 viene affermato che “la vaccinazione antinfluenzale nei bambini non riduce il rischio di diffondere l’influenza agli anziani”.[31]

Una reinterpretazione dell’epidemiologia negli anziani dimostrerebbe che non ci sono evidenze che il vaccino eviti morti negli anziani.[32]

d) La vaccinazione non controlla la diffusione dell’influenza

A ulteriore conferma di questi dati va anche detto che non ci sono studi che dimostrino che la vaccinazione antinfluenzale possa interrompere la catena epidemiologica dell’infezione, ovvero la circolazione del virus(secondo alcuni Autori, almeno finché non vengono vaccinate circa l’85-90% delle persone[33]). Infatti, due recenti studi pubblicati nel 2006 concludono che non esiste una evidenza credibile del fatto che la vaccinazione di lavoratori che accudiscono gli anziani modifichi la frequenza di influenza e le sue complicazioni nei loro assistiti.[34], [35] Anche la ‘Guida all’uso dei Farmaci’, pubblicata dal nostro Ministero della Salute sulla base del British National Formulary, afferma: “… dal momento che i vaccini antinfluenzali non controllano la diffusione della malattia, sono indicati solo nei soggetti ad alto rischio”.[36] Nella pratica, però, è sotto gli occhi di tutti che quest’ultima raccomandazione non viene né considerata né ricordata.

e) La vaccinazione non riduce la mortalità negli anziani

Un recente studio[37] realizzato dal National Institute of Allergy and Infectious Disease di Chicago ha inoltre dimostrato che il numero dei decessi delle persone anziane negli ultimi vent’anni è rimasto invariato nonostante sia cresciuto del 65% il numero di coloro che hanno utilizzato il vaccino.

Questo studio è stato iniziato perché si pensava che il vaccino avrebbe diminuito la mortalità tra gli anziani fino al 40%, invece queste previsioni sono state smentite dalla realtà. Secondo questi ricercatori, gli studi precedenti avevano evidenziato, sbagliando, un calo della mortalità in quanto non avevano preso in considerazione una serie di fattori come le complicazioni derivanti dall’influenza subito dopo che i pazienti erano guariti e la mancata formazione di anticorpi dopo stimolo vaccinale nelle persone anziane, perché il sistema immunitario degli anziani è poco responsivo.

Pertanto, questi ricercatori hanno concluso che gli studi osservazionali che in precedenza hanno documentato i tanto pubblicizzati benefici del vaccino antinfluenzale, oltre a monitorare gli effetti del vaccino solo per pochissimi giorni, erano viziati da non pochi errori metodologici (i medici dovrebbero quindi fare molta attenzione alle informazioni che ricevono dall’Industria Farmaceutica).

Ad avvalorare questo ultimo rilievo sono stati pubblicati recentemente altri due studi che hanno dimostrato che le prove di efficacia del vaccino nel ridurre la mortalità nell’anziano sono inficiate da una scorretta selezione dei gruppi confrontati (vaccinati verso non vaccinati) e che i risultati statistici portati a favore del vaccino sono inconsistenti,[38] anche perché ben pochi studi hanno incluso nelle loro ricerche soggetti più anziani e specialmente quelli con un’età superiore ai 70 anni.[39]

f) La vaccinazione non protegge i broncopneumopatici cronici

Abbiamo detto poco sopra che il nostro Ministero della Salute consiglia la vaccinazione antinfluenzale specialmente in pazienti affetti da “malattie croniche debilitanti a carico dell’apparato respiratorio, specie asma”. In realtà, i dati disponibili sull’effetto della vaccinazione antinfluenzale in soggetti asmatici (adulti e bambini) sono scarsi e dalla letteratura si evince che non ci sono evidenze scientifiche sufficienti a supportare la vaccinazione o che questa riduca le complicanze polmonari in caso di influenza in soggetti asmatici (specie se bambini).[40], [41] Invece, si è addirittura evidenziato che nei vaccinati si registrano con più frequenza riduzioni della forza respiratoria (riduzione nel PEF: Picco di Espirazione Forzata), che non è certamente consigliabile in un bronchitico cronico o in un asmatico.[42]

g) La vaccinazione è efficace solo a livello laboratoristico

C’è una marcata differenza tra efficacia teorica (cioè laboratoristica) (efficacy) della vaccinazione antinfluenzale (riscontro di un aumento del titolo anticorpale teoricamente protettivo) e l’efficacia reale (effectiveness) nella pratica clinica (reale riduzione dei casi di sindrome influenzale). Ad esempio, uno studio[43] sugli effetti del vaccino antinfluenzale inattivato ha evidenziato quanto segue:

– presenza di anticorpi inibenti l’emoagglutinazione contro il virus influenzale di tipo A: 77-92%;

– presenza di anticorpi inibenti l’emoagglutinazione contro il virus influenzale di tipo B: 49-58%.

Da queste percentuali di anticorpi protettivi (indotti nell’organismo dalla vaccinazione) di può dedurre che l’efficacia teorica (efficacy) della vaccinazione antinfluenzale stessa dovrebbe variare dal 49 al 92% a seconda del sierotipo virale (A o B). Invece sappiamo che la reale protezione (effectiveness) offerta da questo vaccino è bassissima. Infatti, un altro studio del 2003 dimostra che la vaccinazione negli adulti ha una certa efficacia, ma questa è discreta solo se ci si basa sui dati di laboratorio, mentre se si considerano i sintomi clinici risulta che l’efficacia è nettamente più bassa. L’efficacia del vaccino risulta addirittura nulla se si considerano i giorni lavorativi persi o le complicanze post-vaccinali o i ricoveri ospedalieri (è emerso che la vaccinazione riduce la perdita per influenza dei giorni di lavoro di 0,3 giorni per ogni episodio influenzale).[44]

h) La vaccinazione non sembra convincere i medici

È vero che la vaccinazione antinfluenzale non sembra convincere i medici e il personale paramedico e non pare convincere neppure quelli che la ‘impongono’. Infatti, ricordo che nell’inverno 2010-11 solo il 20% dei medici italiani si è vaccinato![45]

i) La vaccinazione è pericolosa anche per il suo contenuto in adiuvanti

Dato che il vaccino antinfluenzale, come vedremo, deve essere ottenuto in breve tempo e dato che la produzione di antigeni virali è lenta, per produrre milioni di dosi in pochi mesi l’Industria Farmaceutica ha escogitato il sistema di ridurre la quantità di antigeni virali nella fiala aumentando invece la dose o la potenza degli adiuvanti, cioè di quelle sostanze che vengono aggiunte ad un vaccino per potenziarne la sua efficacia. Il problema però è che gli adiuvanti classici sono relativamente poco efficaci e allora la ricerca chimica ha messo a punto delle sostanze di sintesi dotate di una particolare efficacia immunostimolante. Il lato oscuro di questo espediente è che le sostanze usate sono di per se stesse tossiche e gli effetti che esse possono indurre nell’organismo ricevente, specie quando questo è l’organismo di un bambino o di una gravida (e quindi anche di un feto), non sono noti, anche perché non sono mai stati adeguatamente studiati (in questi gruppi di soggetti spesso si usano estrapolazioni statistiche). A dimostrazione di ciò, va detto che in questi ultimi anni iniziano ad essere disponibili importanti studi sperimentali come quello pubblicato nel 2004 da alcuni ricercatori della Florida che, studiando gli effetti di alcuni oli idrocarburi usati come adiuvanti nei vaccini pediatrici, si sono accorti di come queste molecole giochino un ruolo nell’indurre reazioni autoimmunitarie.[46]

l) La vaccinazione è scarsamente efficace

Ben diversamente dai comunicati più che ottimistici del nostro Ministero della Salute,[47] secondo una revisione della letteratura eseguita da Tom Jefferson e dal suo Gruppo, la prevenzione della sindrome influenzale invernale, quando va bene, nell’adulto è del 33-36%, ma nei bambini di età inferiore ai 2 anni l’efficacia del vaccino è simile a quella del placebo.[48]

Un rapporto pubblicato nel 2008 stabilì che i vaccini antinfluenzali nei bambini piccoli non diminuiscono la quantità di visite mediche e ospedaliere dovute alla influenza.[49] Allo stesso tempo, uno studio condotto su 800 bambini asmatici stabilì che coloro che ricevettero un vaccino antinfluenzale corsero un rischio significativamente maggiore di visite mediche e di visite al Pronto Soccorso legate all’asma rispetto i non vaccinati.[50]

È nonostante questi dati che il nostro Ministero della Salute consiglia di vaccinare i bambini fin dal 6° mese di vita!

Viene allora da chiedersi: “Perché il Ministero dà indicazioni contrarie alle conoscenze scientifiche?”.

Scrive ancora Tom Jefferson:[51]

“I 206 studi finora condotti sono stati raccolti in 7 revisioni sistematiche che sintetizzano le prove disponibili per quantità e qualità metodologica. Le prove scientifiche così sintetizzate dimostrano che i cardini delle politiche proposte quasi ‘a tappeto’ dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta (USA) e dai loro ammiratori europei sono tutt’altro che sicuri:

– i vaccini nei bambini al di sotto dei 2 anni sono come il placebo;

– non vi sono prove che i vaccini prevengano le morti nei bambini e negli adulti;

– l’assenteismo lavorativo degli adulti [cioè il beneficio dato dalla vaccinazione antinfluenzale] è ridotto di circa 2 ore;

– non vi è correlazione fra incidenza dell’influenza e copertura vaccinale negli anziani istituzionalizzati, ecc..

La bufala è rappresentata dall’idea che un paradigma generalmente accettato (come quello dell’efficacia dei vaccini inattivati contro l’influenza) rappresenti un dogma a cui prestar fede senza alcuna possibilità di critica. … Le spiegazioni più probabili della mancanza di efficacia dei vaccini inattivati nei bambini piccoli è la loro immaturità immunologica e la mancanza di prove della protezione conferita contro le morti infantili per l’estrema rarità di questo evento.

Cioè il problema risiede nella incapacità dei sistemi immunitari infantili a dare una risposta anticorpale adeguata alla stimolazione antigenica di vaccini che non sono molto immunogenici e che sembrano funzionare meglio in coloro che hanno sistemi immunitari maturi, come gli adulti sani. Queste conclusioni sono tutt’altro che sbalorditive [cioè sono ovvie e ampiamente note a chi studia questo argomento].

Un’altra bufala risiede nell’idea che, se una categoria è a particolare rischio di influenza, automaticamente questa la renda una candidata certa all’uso del vaccino. La logica mi sfugge, ma il ‘ragionamento’ dovrebbe filare pressappoco come segue: alta incidenza dell’influenza e alto impatto sui bambini: ergo, usare il vaccino. Ciò che manca sono diversi passaggi logici: alta incidenza dell’influenza, alto impatto sui bambini, vaccini efficaci e sicuri, più costo-efficacia delle alternative, accettabili ai genitori quanto o più delle alternative: ergo, usare il vaccino. …

Per fare ciò [conoscere l’efficacia dei vaccini antinfluenzali], ci vogliono grandi trial randomizzati con il placebo, che coprano più stagioni e che abbiano potenza sufficiente a identificare eventi rari come le morti probabilmente causate dall’influenza (non da tutte le cause). Grazie alle politiche vaccinali internazionali questi trial sono ritenuti impossibili dal punto di vista etico (io ritengo questa un’ennesima bufala, in quanto per me non è etico somministrare ciò di cui non si conosce con ragionevole certezza l’efficacia)”.[52],[53]

In conclusione, risulta che il vaccino antinfluenzale stagionale è ben poco efficace negli adulti e pochissimo efficace nei bambini e negli anziani, ma nonostante questi dati scientifici, quello che è curioso e che quindi stupisce è che assistiamo ugualmente ad una massiccia propaganda (finanziata dal nostro Ministero con i soldi pubblici) a favore della vaccinazione antinfluenzale, anche pediatrica, e questa è una chiara contraddizione tra i dati scientifici e la pratica clinica, tra l’evidenza oggettiva e la politica sanitaria.

A questa contraddizione e a questa propaganda possiamo trovare solo una giustificazione puramente commerciale che fa leva non certo sui dati scientifici, ma sui fattori emotivi della popolazione, come la paura di sempre nuove e drammatiche epidemie virali o di sempre nuovi virus; una paura, ovviamente, che è abilmente orchestrata da coloro che da essa sanno di poterne trarre vantaggi economici.

Comunque, ormai tutti sappiamo che, oltre alla ricerca medica, anche l’informazione scientifica ai medici e la sensibilizzazione delle persone attraverso i mass media è completamente nelle mani dell’Industria Farmaceutica.

Quello però che stupisce ancora di più è che il nostro Ministero della Salute dovrebbe sovrintendere e sorvegliare tutto questo … Viene allora da chiedersi:

– Perché non lo fa?

– Perché non sottopone i vaccinati ad un controllo?

E non si risponda che non ci sono i fondi, perché i fondi si trovano ad esempio per incentivare i Medici di Base a vaccinare i loro assistiti. Infatti, nella Campagna vaccinale antinfluenzale: copertura ultra 65enni si legge:

“Gli obiettivi riguardanti la campagna vaccinazioni antinfluenzale 2009-2010 ed in particolare, quelli relativi alla copertura vaccinale della popolazione ultra-65enne, sono stati definiti, con specifico accordo regionale, nella seduta del 22/09/2009, come di seguito riportato:

«La remunerazione prevista è di Euro 6,16 ad assistito vaccinato, come stabilito dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN).

Tale quota, viene incrementata da un incentivo previsto per il raggiungimento di determinate quote percentuali di soggetti vaccinati. …

Per l’erogazione degli incentivi, si stabiliscono le seguenti soglie percentuali:

– i medici che raggiungono una quota inferiore al 60% non vengono remunerati né con la quota incentivante, né con la quota prevista dall’ACN per la prestazione vaccinale;

– ai medici che raggiungono la quota di vaccinati compresa tra > 60% e < 70% è riconosciuto l’incentivo di Euro 1,00 per ogni assistito vaccinato;

– ai medici che raggiungono la quota di vaccinati compresa tra > 70% e < 75% è riconosciuto l’incentivo di un ulteriore Euro 0,50 per ogni assistito vaccinato;

– ai medici che superano la percentuale > 75% è riconosciuto un ulteriore incentivo da calcolare a conguaglio, fino alla concorrenza del tetto di spesa sul fondo come sopra determinato»”.

Sperimentazione dei vaccini antinfluenzali stagionali

Sappiamo che ogni farmaco deve essere adeguatamente sperimentato prima di essere commercializzato, ma l’Agenzia Europea per i Medicinali (European Medicines Agency [EMA])[54] non richiede la sperimentazione preliminare dei vaccini antinfluenzali prima della loro commercializzazione, mentre sono consigliate, ma non obbligatorie, le dimostrazioni sperimentali di non tossicità dei composti adiuvanti uniti al vaccino per prolungarne o potenziarne la sua immunogenicità[55] (cfr tabella successiva).

Va comunque detto che i vaccini antinfluenzali sono esonerati dalle sperimentazioni tossicologiche pre-commercializzazione semplicemente per una motivazione pratica: le sperimentazioni richiedono molto tempo e dato che anche senza fare alcuna sperimentazione il vaccino per ogni epidemia influenzale invernale è disponibile solo pochissime settimane prima dell’estensione endemica dell’infezione (a volte giunge anche in ritardo), non c’è veramente il tempo concreto per i test sperimentali.

In passato tutto questo era giustificato ugualmente dal luogo comune che non ci si doveva preoccupare delle vaccinazioni perché, si diceva, “i vaccini non fanno male”.

Oggi però sappiamo che i vaccini sono veri e propri farmaci e che non è vero che non fanno male. Infatti, vedremo chiaramente che la vaccinazione antinfluenzale non è priva di conseguenze e che il suo danno principale non è più di tanto rappresentato dagli effetti indesiderati locali a breve termine, bensì da quelli sistemici a breve, medio e in particolare a lungo termine, specie dagli effetti di tipo autoimmunitario caratteristici dei vaccini virali e che spesso si sviluppano molto lentamente.

Ogni anno viene messo a punto un nuovo vaccino antinfluenzale sullo stampo di quello dell’anno passato, ma anche utilizzando “nuovi” ceppi influenzali che l’OMS ipotizza siano la causa dell’influenza in arrivo.

Il nuovo vaccino viene testato su cavie e volontari e per calcolarne la probabile efficacia vengono raccolti campioni di sangue che vengono analizzati per vedere come aumentano gli anticorpi specifici (risposta anticorpale specifica).

Tutto questo avviene molto prima che l’influenza abbia fatto la sua comparsa. Infatti, è fondamentale anticipare i lavori di sviluppo del vaccino se si vogliono preparare dosi a sufficienza, perché la preparazione è lunga e laboriosa, in quanto i virus donatori degli antigeni vaccinali devono essere fatti crescere pazientemente su embrioni di pollo.

Pertanto, non c’è tempo per condurre sperimentazioni adeguate che dimostrino la vera efficacia protettiva del vaccino e la sua vera innocuità. Ci si accontenta allora dell’aumento della risposta anticorpale nel vaccinato, ma a questa risposta (test di inibizione dell’emoagglutinina) non corrisponde una vera efficacia clinica della vaccinazione, perché per dimostrare quest’ultima bisogna dimostrare la riduzione della trasmissione del virus e la conseguente prevenzione di nuovi casi, la riduzione delle complicanze, la riduzione della mortalità, ecc. nei vaccinati rispetto i non vaccinati.

Infatti, nessuno (nemmeno le più famose autorità del settore) sa se all’immunità indotta dal vaccino (cioè, all’aumento del titolo anticorpale anti-emoagglutinina) corrisponda una vera protezione, né quale sia la soglia quantitativa da prendere in considerazione (cioè, quale titolo anticorpale può essere considerato protettivo). Alla domanda: “Quanto titolo anticorpale è protettivo?” si risponde: “More is better” (cioè: “Più è, meglio è”) … peccato che maggiore è il titolo anticorpale in un vaccinato, maggiore è il rischio di danno vaccinale. A questo si aggiunge che è ancora meno nota la relazione tra i titoli anticorpali verso antigeni diversi dall’emoagglutinina e la protezione del vaccino.

 

In conclusione, il comune vaccino antinfluenzale stagionale non viene sperimentato in modo adeguato se non su qualche volontario e nessuno sa anticipatamente se sarà efficace. Si dice che dovrebbe esserlo se aumenta il titolo anticorpale, ma non si sa neppure quanto elevato deve essere il titolo anticorpale per essere protettivo verso il virus!

Per dire che un farmaco è efficace, devo riscontrare un miglioramento o un effetto protettivo nel gruppo trattato rispetto al gruppo non trattato, ma con la vaccinazione antinfluenzale, se non la si sperimenta in un elevato numero di persone e non si attende che si manifesti l’epidemia influenzale, non si potrà sapere quanti sono i vaccinati che si ammalano e se questi sono quantitativamente inferiori rispetto al gruppo dei non vaccinati.

Inoltre, la vaccinazione potrebbe dare effetti diversi in Paesi o Continenti diversi, perché il virus, diffondendosi in certe popolazioni, può incontrare condizioni immunitarie, ambientali ed economiche diverse. Questo è particolarmente importante per un vaccino a RNA come quello influenzale che è fortemente soggetto a rapide modificazioni in base alle sollecitazioni che incontra nell’organismo ospite. Sappiamo infatti che il clima, le condizioni sociali come l’addensamento delle persone in ambienti ristretti, le più comuni norme di igiene personale, l’alimentazione, le difese immunitarie aspecifiche, la stanchezza, alcuni condizioni psichiche o più globalmente lo stress di vita, ecc. influenzano notevolmente la propagazione, le mutazioni e quindi anche la diversificazione dei virus influenzali.

Quando si vaccina una persona, non sarebbe corretto avvisarla di tutte queste incertezze e di questi rischi?

DANNI DELLA VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE

È palese che chi ha la convinzione di vaccinarsi deve poter avere anche la possibilità di farlo, ma è altrettanto palese che, se una persona non si fida dei vaccini, deve essere libera di non vaccinarsi e non deve subire pesanti pressioni psicologiche basate spesso su false affermazioni di sicurezza, specie in considerazione del fatto che il vaccino antinfluenzale è un farmaco e come tutti i farmaci non è certamente privo di effetti indesiderati e talvolta anche di danni gravi e irreversibili.

In particolare, dobbiamo sapere che il vaccino antinfluenzale può svolgere danni locali e sistemici e sia generici che specifici nell’organismo che lo riceve.

Uno studio australiano evidenzia, a fronte di 67 banali eventi post-vaccinali ogni 100.000 dosi di vaccino, la frequenza di ben 16,7 eventi avversi gravi ogni 100.000 dosi per i bambini sotto i 7 anni, negli anni 2000 e 2002.[56] Anche se 16-17 eventi avversi gravi ogni 100,000 vaccinati sembrano pochi, va considerato con estrema attenzione che questi soggetti sono bambini sani e che non è assolutamente accettabile che un bambino sano debba correre un qualsiasi anche minimo rischio a causa di un trattamento che dovrebbe essere preventivo e che comunque lo dovrebbe proteggere verso una patologia spesso banale come l’influenza.

Uno studio[57] sugli effetti del vaccino antinfluenzale inattivato ha evidenziato gli effetti indesiderati espressi dalla tabella seguente.

Tab. 9- Effetti indesiderati locali e sistemici della vaccinazione antinfluenzale.

Effetti indesiderati Dopo la 1a dose Dopo la 2a dose
Locali 44% 54%
Sistemici 48% 46%

Va subito precisato che tutte le registrazioni degli effetti indesiderati si limitano ad una osservazione di pochi giorni (in genere entro la settimana) dopo la somministrazione del vaccino e ciò è giustificato dai criteri dell’OMS[58] che vengono comunemente usati per riconoscere o meno un nesso di causalità tra una reazione avversa e una vaccinazione. Tutti questi criteri richiedono una relazione temporale ben precisa; una relazione che, ovviamente, dipende dalla patologia, ma che in genere è accettata solo se il tempo tra causa ed effetto è molto contenuto. Però non è assolutamente vero che gli effetti indesiderati di un vaccino si esauriscano in pochi giorni, anzi è vero proprio il contrario e cioè che i danni veramente gravi dei vaccini si sviluppino molto lentamente e subdolamente nell’organismo.

a)Danni locali

I danni locali del vaccino antinfluenzale sono di solito di scarsa importanza e in particolare sono rappresentati da: arrossamento, dolore, tumefazione, indurimento e prurito nella sede dell’inoculo.

b) Danni sistemici

I danni sistemici del vaccino antinfluenzale possono essere sia generici che specifici per determinati organi o tessuti.

I danni sistemici generici sono essenzialmente:

1 – Intenso squilibrio del sistema immunitario, che è tanto maggiore quanto maggiore è il numero dei vaccini inoculati contemporaneamente (oggi si tende ad associare al vaccino antinfluenzale anche quello antipneumococcico), quanto è debole il soggetto e, in ambito pediatrico, quanto è piccolo il bambino.

2 – Perdita dell’effetto rinforzante sul sistema immunitario da parte della patologia infettiva che il vaccino fa invece evitare (questo punto è particolarmente importante nei bambini, perché il loro sistema immunitario viene irrobustito proprio dallo scontro con i germi).[59]

3 – Intossicazione a causa delle sostanze associate agli antigeni vaccinali (mercurio e altri conservanti, adiuvanti, proteine animali, antibiotici e varie altre sostanze chimiche).[60]

Tra tutte queste sostanze sottolineo in modo particolare la presenza del mercurio, che è una sostanza neurotossica, epatotossica, nefrotossica e fortemente allergenica, specie nei bambini e in modo particolare in quelli molto piccoli o sottopeso o nati pretermine. I vaccini antinfluenzali, inoltre, sono ottenuti dall’inattivazione in formalina dei virus vivi, ma la formalina è considerata una sostanza molto tossica e fortemente sospetta di essere cancerogena. Per contenere questi pericoli e per aumentare l’immunogenicità dei vaccini antinfluenzali inattivati, in questi ultimi anni si stanno cercando nuove formulazioni farmaceutiche che hanno portato ad ottenere: vaccini con nuove sostanze adiuvanti; vaccini vivi attenuati e vaccini antinfluenzali somministrati con modalità diverse da quella parenterale (per es. come spray nasale). Allo stato attuale, quelli che si sono dimostrati più efficaci e discretamente più immunogeni dei vaccini inattivati sono i vaccini con nuovi adiuvanti. Purtroppo, questi vaccini si sono dimostrati anche molto meno tollerati dei vaccini convenzionali, perché causano reazioni locali indesiderate con una frequenza maggiore del 15-20%[61], [62], [63], [64]. Anche le sperimentazioni dei vaccini antinfluenzali somministrati come spray nasali hanno presentato qualche svantaggio, perché causano una discreta incidenza di faringite nella prima settimana dopo la loro somministrazione[65].

4 – Sintomi sistemici aspecifici e di modesta gravità: febbre, malessere, mialgie, ecc.

I danni sistemici specifici della vaccinazione antinfluenzale possono essere sintetizzati nei seguenti punti:

 

1 – Patologie allergiche: asma allergico, orticaria, angioedema, anafilassi, ecc.; a tale proposito va ricordato che i ceppi virali influenzali vengono coltivati nella cavità allantoide e nell’embrione di pollo e pertanto sono controindicati nei soggetti con allergia alle uova. Sappiamo che la letteratura abbonda di documentazioni di reazioni allergiche (specie infantili) scatenate nell’immediato, breve o lungo termine dalle vaccinazioni pediatriche.

2 – Altre patologie immunitarie e in particolare autoimmunitarie: trombocitopenia, sindrome nefrosica a cambiamenti minimi[66], sindrome oculo-respiratoria[67], poliangite microscopica, eritromelalgia, pemfigo[68], alopecia totale[69], reazioni da rigetto verso l’ospite, uveite e cherato-uveite erpetica in soggetti ai quali era stata trapiantata la cornea[70], ecc. Già dal 1992 era noto che il vaccino antinfluenzale induce un incremento sierico dei tassi delle molecole HLA di classe I (dato confermato negli anni successivi[71]) e che ciò si associa a patologie post-vaccinali autoimmunitarie.

3 – Patologie neurologiche: sindrome di Guillain-Barré[72] (il rischio di ammalarsi di questa neuropatia, che comporta paralisi degli arti [talvolta anche per tutta la vita] e disturbi cardiorespiratori, è 4-8 volte superiore nella popolazione vaccinata rispetto la popolazione non vaccinata[73]), neurite ottica,[74] mielite trasversa acuta[75], paralisi del facciale, nevralgie, parestesie (per quanto riguarda la sindrome di Guillain-Barré, che è una delle maggiori complicanze neurologiche della vaccinazione antinfluenzale, va detto che la maggior parte di tutte le 58 morti per Guillain-Barré verificatesi nel 1977 negli USA, si verificò nei soggetti vaccinati con insorgenza della malattia dopo 3-4 settimane dalla vaccinazione[76] e va ricordato anche che negli anni più recenti, che vanno dal 1991 al 1998, negli USA sono stati documentati ben 382 casi di sindrome di Guillain-Barré causati dall’antinfluenzale[77]).

4 – Patologie cardiovascolari: pericardite acuta,[78],[79] arterite a cellule giganti,[80] neuropatia ottica ischemica.

5 – Patologie muscolo-scheletriche: polimialgia reumatica,[81],[82] rabdomiolisi.[83]

6 – Frequenti segnalazioni di riacutizzazioni e/o cronicizzazioni di patologie preesistenti alla vaccinazione[84], [85], [86], [87].

7 – Mortalità: è vero che ogni anno ci sono anziani che possono morire di influenza, ma è altrettanto vero che vengono riportati anche casi mortali da vaccino antinfluenzale (segnalazioni ritenute sottostimate e che comunque sembrano interessare specialmente gli anziani affetti da patologie cardiovascolari e/o broncopolmonari croniche e in condizioni precarie).

Pertanto, dato che abbiamo già detto che i vaccini antinfluenzali non vengono sottoposti a sperimentazione clinica prima della loro commercializzazione e dato che oggi sappiamo che i vaccini antinfluenzali possono causare dei danni anche gravi, credo che sarebbe corretto che il nostro Ministero della Salute mettesse in guardia i medici e l’opinione pubblica di questo pericolo vaccinale intrinseco al vaccino stesso e poco eliminabile, lasciando poi ai singoli di valutare ogni caso e decidere se affrontare il rischio o meno di vaccinarsi.

Inoltre, anche se gli effetti indesiderati sono stati registrati finora negli adulti (perché la vaccinazione antinfluenzale è stata quasi sempre praticata essenzialmente in soggetti adulti) e hanno interessato in particolare il sistema immunitario di anziani indeboliti da preesistenti patologie croniche, è molto verosimile (ma non possiamo affermarlo con sicurezza perché siamo totalmente privi di studi scientifici in merito) che tali effetti indesiderati siano particolarmente evidenti e gravi nei bambini a causa del loro sistema immunitario ancora immaturo e quindi facilmente sensibile a fattori esterni squilibranti.

Alla luce di tutto quello che abbiamo riportato, leggiamo ora cosa scrive il nostro Ministero della Salute a proposito delle “Reazioni indesiderate segnalate dopo somministrazione di vaccino antinfluenzale”:[88]

“I vaccini antinfluenzali contengono solo virus inattivati o parti di questi, pertanto non possono essere responsabili di infezioni da virus influenzali.

Le persone vaccinate dovrebbero essere ragguagliate sul fatto che, particolarmente nella stagione fredda, infezioni respiratorie e sindromi con sintomatologie simili a quelle dell’influenza possono essere provocate da molteplici altri agenti batterici e virali, nei cui confronti il vaccino antinfluenzale non può avere alcuna efficacia protettiva”.

È vero che i vaccini antinfluenzali non contengono virus vivi che possono causare l’influenza, ma è altrettanto vero che è esperienza comune di moltissime persone ammalarsi di influenza subito dopo questa vaccinazione e il motivo è semplice: la vaccinazione squilibra e indebolisce il sistema immunitario e, dato che nello stesso periodo ci sono molti virus parainfluenzali nell’ambiente, è molto facile che i soggetti più deboli o più stressati dal punto di vista immunitario si ammalino.

Continua il nostro Ministero della Salute nel suo medesimo documento ufficiale:

“Gli effetti collaterali comuni dopo somministrazione del vaccino antinfluenzale consistono in reazioni locali, quali dolore, eritema, gonfiore nel sito di iniezione.

Le reazioni sistemiche comuni includono malessere generale, febbre, mialgie, con esordio da 6 a 12 ore dalla somministrazione della vaccinazione e della durata di 1 o 2 giorni.

Sono stati riferiti, in correlazione temporale con la vaccinazione antinfluenzale, eventi rari quali trombocitopenia, nevralgie, parestesie, disordini neurologici e reazioni allergiche gravi. La correlazione causale tra la somministrazione di vaccino antinfluenzale e tali eventi avversi non è stata dimostrata. In particolare, non è stata dimostrata l’associazione tra vaccinazione e sindrome di Guillain-Barré, mentre allo stato attuale ci sono evidenze di una correlazione tra sindrome di Guillain-Barré e diverse malattie infettive, inclusa l’influenza”.

Nella letteratura scientifica ci sono centinaia di articoli sugli effetti indesiderati della vaccinazione antinfluenzale ed è scandaloso che il nostro Ministero risolva questo grave problema con poche parole autoreferenziali e per di più errate. Inoltre, un qualsiasi medico e non solo un qualsiasi farmacologo, sa che la sindrome di Guillain-Barré può essere causata dalle vaccinazioni. A tale proposito, nel The Merck Manual si legge: “In circa i 2/3 dei pazienti la sindrome [intende la sindrome di Guillain-Barré] inizia da 5 giorni a 3 settimane dopo una banale infezione, un intervento chirurgico o una vaccinazione”.[89]

Anche se non conosco studi clinici che dimostrino che i danni da vaccinazione sono maggiori dei danni causati dalla malattia (non li abbiamo perché nessuno fa questi studi e l’Industria Farmaceutica, che conduce quasi il 90% di tutti gli studi clinici del mondo, non si sogna certamente di promuovere tali indagini), come abbiamo spiegato prima, abbiamo però studi che dimostrano l’inefficacia di questo vaccino e anche i suoi non pochi danni, eppure la gente si sente dire che il vaccino è sicuro al 100%. Scrive infatti il nostro Ministero della Salute nella sua pubblicazione ufficiale Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2011-2012:

“La vaccinazione antinfluenzale rappresenta un mezzo efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze”.[90]

È molto strano e sospetto che la presenza di eventi pur non frequentissimi ma ben documentati a seguito della vaccinazione antinfluenzale non sia resa pubblica. Non è accettabile che il sito del Ministero della Salute menzioni solo minimi e insignificanti effetti indesiderati locali (come il dolore nel sito di inoculo) o sistemici (come un modesto rialzo febbrile) come fossero gli unici possibili danni rilevabili dalla vaccinazione.

attilio speciani


Attilio Speciani, allergologo e immunologo clinico di Milano, scrive:

“I bambini paralizzati dalla vaccinazione, in fondo, non saranno tantissimi nell’economia commerciale italiana, ma ogni singolo caso merita una consapevole decisione per poter affrontare tale rischio. È giusto che chi sceglie lo sappia e non si senta dire che la vaccinazione è praticamente del tutto innocua, quando non è vero. Sapere le cose dopo, centuplica il livello del dramma”.[91]

 

Conflitto di interessi nella campagna pro-vaccinale

Mentre scrivevo questa seconda edizione di questo mio libro e cercavo letteratura scientifica sulla vaccinazione antinfluenzale, ho trovato un fascicolo della rivista Immunologia e Allergologia Pediatrica[92] (Organo Ufficiale della SIAIP: Società Italiana di Allergologia ed Immunologia Pediatrica) redatto dal Comitato Vaccinazioni della SIAIP e dedicato alla vaccinazione antinfluenzale in età pediatrica che in 50 pagine affronta tutta la problematica di questa vaccinazione.[93]

Ebbene, non ho mai letto nulla di più apertamente pubblicitario sul vaccino antinfluenzale! Quest’ultimo, infatti, fin dalle prime pagine viene presentato come la prevenzione di prima scelta e totalmente priva di ogni rischio o effetto indesiderato. Si sorvolano completamente i problemi dell’inefficacia del vaccino (motivata dal dato oggettivo che solo una minoranza delle sindromi influenzali è causata dal virus influenzale), della sua pericolosità, della possibilità di attuare altre misure che attivino le difese aspecifiche del bambino e che pertanto potrebbero difenderlo non solo verso il virus influenzale ma anche verso gli altri virus, ecc. Gli Autori di tutti gli articoli di questo fascicolo della SIAIP, invece, appaiono preoccupati di presentare solo gli aspetti positivi del vaccino, fanno un grande elenco di quelle che vengono chiamate “false controindicazioni alla vaccinazione” e trattano diffusamente le “strategie vaccinali” soffermandosi a lungo su “L’informazione e la comunicazione con il pubblico”, dove spiegano una lunga serie di strumenti per cercare di convincere i genitori a vaccinare i propri figli, tra i quali leggiamo:

– Poster in sala di attesa e nello studio medico

– Lettera od opuscolo illustrativo alle famiglie

– Telefonate ai genitori

– Cartolina di invito per la vaccinazione

– Messaggi di posta elettronica o messaggi cartacei per promemoria ai medici

– Ambulatori aperti il sabato

– Vaccinazioni porta a porta

Sono rimasto sbalordito che una Società Scientifica come quella di Immunologia e Allergologia Pediatrica desse il proprio nome a tali pubblicazioni e anche che illustri Professori di Pediatria arrivassero a scrivere articoli così poco scientifici e marcatamente pubblicitari, ma poi tutto mi è stato chiaro quando, a pag. 41 della medesima pubblicazione ho letto la paginetta “Conflitto di interessi”, che riportava fedelmente il seguente testo comprensivo della sottostante tabella:

“Il Comitato Vaccinazioni della SIAIP è costituito da un gruppo di esperti in campo vaccinale supportato in parti uguali dalle 6 Aziende produttrici di vaccini pediatrici. La collaborazione con le Aziende avviene secondo i principi riportati in allegato che sono stati sottoscritti da tutte le Aziende produttrici di vaccini pediatrici. Il supporto economico fornito dalle Aziende al Comitato Vaccinazioni della SIAIP per la redazione di questo documento ha coperto esclusivamente le spese per le riunioni del gruppo e per le attività di segreteria. Per quanto riguarda la presenza di potenziali conflitti di interesse tra i componenti del gruppo di lavoro, vengono dichiarate le eventuali relazioni dei singoli partecipanti con le Aziende farmaceutiche produttrici di vaccini nei 12 mesi precedenti la stesura del documento stesso.

 

I potenziali conflitti di interesse riguardano:

1 – possesso di azioni o stock options di Aziende produttrici di vaccini pediatrici;

2 – contratti di consulenza o di collaborazione professionale con Aziende produttrici di vaccini pediatrici;

3 – compenso ricevuto per la redazione del presente articolo da parte di Aziende produttrici di vaccini pediatrici;

4 – godimento di fondi di ricerca da parte di Aziende produttrici di vaccini;

5 – compenso in occasione di relazioni scientifiche o di incontri di formazione da parte di Aziende produttrici di vaccini;

6 – supporto alle spese di partecipazione (iscrizione, viaggio, alloggio) a corsi o congressi”.

Ovviamente, questo è solo quanto è stato reso spontaneamente pubblico dagli interessati.

Inutile dire che il fascicolo suddetto, nella quarta di copertina, riportava la frase: “Il documento viene distribuito grazie al contributo di: Baxter, Berna, Novartis vaccines, Sanofi Pasteur MSD, Wyeth” … tutte Aziende produttrici di vaccini pediatrici.

 

Per coloro che ancora non comprendono quanto sia esteso e grave il problema del Conflitto di interessi tra Professori universitari della facoltà di Medicina e Ricercatori da una parte e Ditte farmaceutiche produttrici di vaccini dall’altra, consiglio la lettura di un articolo di Tom Jefferson della Cochrane Vaccines Field, uno dei maggiori esperti di vaccini che è molto critico sulla loro efficacia e che ha anche un interessante sito internet[94] dove riporta periodicamente le più famose bufale attualmente presenti nel mondo medico. In questo articolo intitolato “Sul sentiero delle bufale: ovvero di citazioni selettive e dogmi vari”, Tom Jefferson inizia scrivendo addirittura così:

Premetto che non interverrò più in questa discussione che non esige dichiarazioni di conflitto di interesse da chi interviene e non ha regole per la scelta, il riassunto e la traduzione di dibattiti in altra sede …”.[95]

Ebbene, sapete dove era stato pubblicato l’articolo di Jefferson che era stato attaccato semplicemente perché colpiva gli interessi e i preconcetti ideologici di coloro che difendevano i vaccini e dove lui ha risposto iniziando con la frase suddetta? Nientemeno che in Epicentro: il portale ufficiale dell’Epidemiologia per la Sanità Pubblica del nostro Ministero della Salute a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute.

Commenta ancora Jefferson:

“Il vaccino ci immunizza da certi virus, contro cui è mirato, che si presuppone circoleranno, ma non ci protegge dalla miriade di agenti infettivi, circa 300, responsabili delle sindromi influenzali che rappresentano di gran lunga la fetta più grande.

Agitare lo spauracchio della pandemia influenzale, giocando sull’equivoco che vaccinandosi ci si protegge da tutti i virus dell’influenza, serve solo a vendere più vaccini. Ed è grave che siano Enti Pubblici a fare previsioni azzardate e a gonfiare i consumi di vaccini in un palese conflitto di interessi”.[96]

Insomma, la campagna vaccinale, sostiene Jefferson, non si basa su evidenze scientifiche, ma è motivata piuttosto da leggi di mercato e dalle pressioni che l’Industria Farmaceutica fa sui Governi.

Ma perché gli esperti si prestano a far circolare messaggi fuorvianti?

Nella prefazione ad un libro di Jefferson,[97] Vittorio Demicheli scrive: “Dietro ogni bufala ci sono cattivi maestri, persone che impartiscono cattive lezioni selezionando o deformando le informazioni disponibili. O semplificando artificialmente i messaggi. … Alcuni di questi cattivi maestri agiscono per puro interesse economico, altri per mantenere la propria fama e la propria capacità di influenzare le decisioni, altre volte per pura e semplice presunzione”.

Il vaccino antinfluenzale, secondo Jefferson, è un chiaro esempio di come i conflitti di interesse occulti riguardino istituzioni che prendono decisioni senza tener conto di ogni evidenza contraria. A chi non padroneggia il metodo scientifico, Jefferson fornisce nel suo agile saggio gli strumenti utili per evitare le trappole della disinformazione: come si valuta un editoriale o un articolo originale, come si leggono le tabelle, come si individua un conflitto di interessi o si soppesa una pubblicità farmaceutica. Il repertorio dei trucchi di cui gli esperti si servono per non essere smascherati è molto ampio e apparentemente insospettabile.

Come cittadini, forse, meritiamo qualcosa in più di un’informazione pubblica parziale e aggressiva come si è dimostrata quella delle campagne per la diffusione del vaccino antinfluenzale che ci sono state presentate in questi ultimi anni.

La coscienza della popolazione è probabilmente cresciuta ed è in grado di percepire dove gli interessi commerciali finiscono per prevalere sul rispetto della persona, di qualsiasi persona, anche se quest’ultima non ha un potere politico o commerciale o intellettuale.

Vaccini come terapia preventiva?

Al giorno d’oggi ci sono medici che pensano di impostare una terapia preventiva servendosi dei farmaci. Come farmacologo posso assicurare che ci sono poche cose più errate di questo modo di pensare.

La vera prevenzione non può essere farmacologica, perché per definizione i farmaci sono sintomatici. Non esiste un farmaco eziologico, cioè che colpisca la causa prima della malattia, e non è eziologica neppure l’insulina data al diabetico, perché il suo pancreas rimane malato e incapace di produrre l’insulina endogena e quindi il farmaco non può risolvere la causa della malattia.

La vera prevenzione di una qualsiasi malattia implica sempre impostare una corretta igiene di vita, addirittura senza fermarsi solo al riequilibrio della componente fisica della persona, ma interessando anche la sua parte psichica e quella spirituale.

Pertanto, neppure il vaccino antinfluenzale può svolgere un’azione preventiva nel vero senso del termine, perché a noi non dovrebbe interessare che un bambino si ammali o meno di influenza e, anzi, dovremmo quasi essere contenti che, nei suoi primi anni di vita si prenda una qualche lieve patologia, perché sappiamo benissimo che nei bambini le malattie infettive sono necessarie per lo sviluppo di un sano e maturo sistema immunitario.

Quindi, ci dovrebbe interessare solo che il bambino piccolo non si ammali in modo grave e che percorra tutte le tappe necessarie per fortificarsi e acquisire le capacità necessarie per rispondere efficacemente agli attacchi esogeni (batteri, virus, funghi, allergeni, sostanze tossiche, ecc.) e alle esperienze “dure” della vita, che sicuramente neppure a lui mancheranno.

In questo intento, pertanto, almeno per quanto riguarda il sistema immunitario, spero sia chiaro che ci illudiamo gravemente se crediamo di poterci far aiutare dai vaccini. Infatti, il vaccino antinfluenzale, specie quando viene inoculato in bambini molto piccoli (sotto i 2 anni di vita) o in anziani molto deboli o malati, causa con assoluta certezza due danni:

– indebolisce e talvolta squilibra fortemente il sistema immunitario causando delle reazioni avverse che il più delle volte sono transitorie (nel caso di un soggetto costituzionalmente forte), ma che potrebbero diventare anche definitive (nel caso di un soggetto debole);

– evita una sindrome influenzale che invece di solito, se compare, ha un suo senso d’essere ed è sempre molto importante per la salubrità del sistema immunitario (e non solo di questo, dato che il sistema immunitario è fortemente collegato primariamente a quelli psichico, nervoso, digerente e ormonale, ma secondariamente a tutto l’organismo).

Alla fine, proprio a causa della vaccinazione, avremo un soggetto più debole rispetto a colui che ha imparato a superare l’influenza da solo o che ha delle virosi molto lievi e di breve durata perché abbiamo irrobustito le sue difese immunitarie aspecifiche con mezzi non farmacologici (o comunque perché ha un organismo più robusto non essendo mai stato indebolito dai vaccini).

Pertanto, anche se potrà sembrare strano, non possiamo certamente dire che i vaccini prevengano le malattie, ma forse che le causano![98]

[1] Rizzo C, Bella A, Viboud C, Simonsen L, Miller MA, Rota MC, Salmaso S, Ciofi degli Atti ML. Trends for influenza-related deaths during pandemic and epidemic seasons, Italy, 1969-2001. Emerg Infect Dis. 2007 May;13 (5) :694-9.

 

LINK CORRELATI DI SEGUITO

[2] http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/0000/39451_1.pdf.

[3] http://www.spiegel.de/international/world/0,1518,637119-2,00.html.

[4] http://www.equipocesca.org/actividades-preventivas/gripe-a-paciencia-y-tranquilidad.

[5] Albano A. e Selvaggio L. Manuale di Igiene. II ed. Piccin Editore, Padova, 1987, pagg. 154-155.

[6] Mengano V. Influenza e Omeopatia: una possibilità terapeutica in più. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2009.

[7] Monto A. S. Epidemiology of viral respiratory infections. Am. J. Med. 112 (suppl. 6A): 45; 2002.

[8] Morbosità: capacità di provocare una malattia; rapporto percentuale tra il numero dei casi di una malattia e la popolazione.

[9] Monto A. S. Epidemiology of viral respiratory infections. Am. J. Med. 112 (suppl. 6A): 45; 2002.

[10] Ricordiamo che la vaccinazione antinfluenzale non protegge tutti i vaccinati, ma solo il 30-60% di loro.

[11] Bollettino di Informazione sui Farmaci 5-6; 2003.

[12] http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/0000/39451_1.pdf.

[13] Bollettino di Informazione sui Farmaci 5-6; 2003.

[14] Jefferson T. et al. Assessment of the efficacy and effectiveness of influenza vaccines in healthy children: systematic review. The Lancet 365: 773-80; 2005.

[15] http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/0000/39451_1.pdf.

[16] Fateh-Moghadam P. Vaccinazione anti-influenzale ai bambini sani: molti dubbi e poche certezze. http://www.epicentro.iss.it/discussioni/influenza/Fateh.asp; ottobre 2002.

[17] Neuzil KM et al. The effect of influenza on hospitalizations, outpatient visits, and courses of antibiotics in children. N Engl J Med 2000, 342: 225-231.

[18] McIntosh K. Is it time to give Influenza Vaccine to Healthy Infants? N Engl J Med 2000, 342: 275-276.

[19] Colombo C, Argiolas L, La Vecchia C., et al. Influenza vaccine in healthy preschool children. Rev Epidemiol Sante Publique 49 (2), 2001.

[20] Halperin SA, Smith B, Mabrouk T. et al. Safety and immunogenicity of a trivalent, inactivated, mammalian cell culture derived influenza vaccine in heatht adults, seniors and children. Vaccine 20 (7-8), 2002.

[21] Hurwitz ES. et al. Studies of the 1996-1997 inactivated influenza vaccine among children attending day-care: immunologic response, protection against infection, and clinical effectiveness. J Infect Dis, 182 (4), 2000.

[22] Grandori L. Vaccinare i bambini sani contro l’influenza? Pensiamoci bene. http://www.epicentro.iss.it/discussioni/influenza/grandori.asp; ottobre 2002.

[23] Reichert T.A. et al. The japanese experience with vaccinating schoolchildren against influenza. N Engl J Med 2001; 344: 889-896.

[24] Lellouche J. P. Strategie vaccinali. La Revue Prescrire 2001; 21, 221: 710.

[25] Gava R. Le Vaccinazioni Pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2a ed., 2010.

[26] Bollettino di Informazione sui Farmaci 5-6; 2003.

[27] Monto A. S. Epidemiology of viral respiratory infections. Am. J. Med. 112 (suppl. 6A): 45; 2002.

[28] Ricordiamo che la vaccinazione antinfluenzale non protegge tutti i vaccinati, ma solo il 30-60% di loro dopo due dosi di vaccino.

[29] Gava R. Le vaccinazioni pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2006, pag. 274.

[30] Harper SA, Fukuka K, Uyeki TM, Cox NJ, Bridges CB; Center for Disease Control and Prevention (CDC) Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP). Prevention and control of influenza: recommendations of the Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP). Morbidity and Mortality Weekly Report 53(32):743; 2004.

[31] Http://www.epicentro.iss.it/focus/influenza/discussione/.

[32] Jefferson T., Di Pietrantonj C. Inactivated influenza vaccines in the elderly-are you sure? Lancet 2007; 370, 9594: 1199-1200.

[33] Fateh-Moghadam P. Vaccinazione anti-influenzale ai bambini sani: molti dubbi e poche certezze. http://www.epicentro.iss.it/discussioni/influenza/Fateh.asp; ottobre 2002.

[34] Thomas R. E. et al. Influenza vaccination for healthcare workers who work with the elderly. Cochrane. Database. Syst. Rev. 3, 2006; CD005187.

[35] Rivetti D. et al. Vaccines for preventing influenza in the elderly. Cochrane. Database. Syst. Rev. 3, 2006; CD004876.

[36] Ministero della Salute. Direzione generale della valutazione dei medicinali e della farmacovigilanza. Guida all’uso dei Farmaci, sulla base del British National Formulary. 2003, par. 14.4, pag. 517.

[37] Archives of Internal Medicines  165 (3): 265; 2005.

[38] Jackson L. A. et al. Functional status is a confounder of the association of influenza vaccine and risk of all cause mortality in seniors. Int. J. Epidemiol 35: 345; 2006.

[39] Simonsen L. et al. Mortality benefits of influenza vaccination in elderly people: an ongoing controversy. Lancet Infect. Dis. 7: 658; 2007.

[40] Van der Wouden J. C. et al. Preventing influenza: an overwview of systematic reviews. Resp. Med. 99: 1341; 2005.

[41] Bueving H. J. Is influenza vaccination in asthmatic children helpful? Clin. Exp. Allergy 36: 21; 2006.

[42] Cates C. J. et al. Vaccines for preventing influenza in people with asthma (Cochrane Review). In: The Cochrane Library, Issue 3. Oxford: Update Software, 2003.

[43] Gluck R. et al. Safety and immunogenicity of in tranasal administrated inactivated trivalent virosoma-formulated influenza vaccine conteining Escherichia coli heat-labile toxin as a mucosal adjuvant. J. Infect Dis 181: 1129; 2000

[44] Demicheli V. et al. Vaccines for preventing influenza in healthy adults (Cochrane Review). In: The Cochrane Library, Issue 3. Oxford: Update Software, 2003.

[45] http://www.dottnet.it/articolo.aspx?id=9338&an=7002827&tag=39779329&num=2812&-pos=2417&cnt=2.

[46] Kuroda Y, Nacionales DC, Akaogi J, Reeves WH, Satoh M. Autoimmunity induced by adiuvant hydrocarbon oil components of vaccine. Biomed. Pharmacother. 2004 Jun; 58 (5): 325-37.

[47] http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/0000/39451_1.pdf.

[48] Jefferson T, Rivett A, Harnden A, DiPietrantoni C, and Demicheli V. Vaccines for preventing influenza in healthy children (Review). Cochrane Database Systematic Review 23 April 2009, http://mrw.interscience-wileycom/cochrane/clsysrev/articles/CD004879/pdf-_fs.html.

[49] Szilagyi PG, Fairbrother G, Griffin MR et al. Influenza vaccine effectiveness among children 6 to 59 months of age during 2 influenza seasons: a case-cohort study. Arch Pediatr Adolesc Med 2008, 162, 943-51. http://www.ncbi.nlm.nih.-gov/pubmed/18838647.

[50] Christy C, Aligne C, Auinger P, Pulcino T and Weitzman M. Effectiveness of influenza vaccine for the prevention of asthma exacerbations. Arch. Dis Child 2004, 89, 734-5, http://www.pubmedcentralnih.gov/-rticlerender.fcgi?tool=pubmed&pubmedid=15269071

[51] http://www.epicentro.iss.it/discussioni/antinfluenzale/jefferson_edit.asp.

[52] Jefferson T. Attenti alle bufale Come usare la evidence based medicine per difendersi dai cattivi maestri. Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2a ed., 2006.

[53] Jefferson T. Why the MRC randomised trials of whooping cough (pertussis) vaccines remain important 40 years after they were done. The James Lind Library (www.jameslindli-rary.org).

[54] http://europa.eu/agencies/community_agencies/emea/index_it.htm.

[55] Committee for Proprietary Medicinal Products (CPMP). Note for guidance on Preclinical Pharmacological and Toxicological testing of Vaccines. The European Agency for the Evaluation of Medicinal Products (EMEA). Londra, 17 Dec. 1997.

[56] Lawrence G., Menzies R., Burgess M., McIntyre P., Wood N., Boyd I., Purcell P., Isaacs D. Surveillance of adverse events following immunisation: Australia, 2000-2002. Commun Dis Intell. 2003; 27 (3): 307-23.

[57] Gluck R. et al. Safety and immunogenicity of in tranasal administrated inactivated trivalent virosoma-formulated influenza vaccine conteining Escherichia coli heat-labile toxin as a mucosal adjuvant. J. Infect Dis 181: 1129; 2000

[58] Collet J. P. et al. Monitoring signals for vaccine safety: the assessment of individual adverse event reports by an expert advisory committee. Bull WHO 78: 178; 2000

[59] Gava R. Le Vaccinazioni Pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2a ed., 2010, pag. 336.

[60] Gava R. Le Vaccinazioni Pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 2a ed., 2010, pag. 549-592.

[61] Minutello M. et al. Safety and immunogenicity of an inactivated subunit influenza virus vaccine combined with MF59 adjuvant emulsion in elderly subjects, immunized for three consecutive influenza seasons. Vaccine 17: 99; 1999.

[62] De Donato S. et al. Safety and immunogenicity of MF59-adjuvanted influenza vaccine in the elderly. Vaccine 17: 3094; 1999

[63] Holm K. J. Et al. Liposomal influenza vaccine. Biodrugs 11: 137; 1999

[64] Dooley M, Goa K. L. Adjuvanted influenza vaccine. Biodrugs 14: 61; 2000

[65] Jackson L. A. et al. Safety of a trivalent live attenuated intranasal influenza vaccine, FluMist, administered in addition to parenteral trivalent inactivated influenza vaccine to seniors with chronic medical condition. Vaccine 17: 1905; 1999

[66] Kielstein J. T. et al. Minimal change nephrotic syndrome in a 65-year-old patient following influenza vaccination. Clin. Nephrol. 54: 246; 2000

[67] Skowronski D. M., De Serres G., Scheifele D. et al. Randomized, double-blind, placebo-controlled trial to assess the rate of recurrence of oculorespiratory syndrome following influenza vaccination among persons previously affected. Clin Infect Dis. 2003 Oct 15; 37 (8): 1059-66.

[68] Mignogna M. D. et al. Pemphigus induction by influenza vaccination. Int. J. Dermatol 39: 800; 2000

[69] Wise R. P., Kiminyo K. P., Salive M. E. Hair loss after routine immunizations. JAMA 1997 Oct 8; 278 (14): 1176-8.

[70] Solomon A. et al. Adverse ocular effects following influenza vaccination. Eye 13: 381; 1999

[71] Caillat-Zucman S. et al. HLA genetic heterogeneity of hepatitis B vaccine response in hemodialyzed patiens. Kidney Int  Suppl. 41, June 1993

[72] Lasky,T. et al. The Guillain-Barre syndrome and the 1992-1993 and 1993-1994 influenza vaccines. N.Engl.J.Med. 339(25); 1797-1802; 1998.

[73] Wilson K et al Guillain-Barré syndrome after influenza vaccination in adults: a population-based study. Arch Intern Med 2006; 166: 2217-2221.

[74] Ray C. L., Dreizin I. J. Bilateral optic neuropathy associated with influenza vaccination. J Neuroophthalmol. 1996 Sep; 16 (3): 182-4.

[75] Larner A. J., Farmer S. F. Myelopathy following influenza vaccination in inflammatory CNS disorder treated with chronic immunosuppression. Eur J Neurol. 2000 Nov; 7 (6): 731-3.

[76] Lasky T., Terracciano G. J. , Magder L. et al. The Guillain-Barré syndrome and the 1992-1993 and 1993-1994 influenza vaccines. Engl J Med. 1998 Dec 17;339(25):1797-802.

[77] Geier M. R., Geier D. A., Zahalsky A. C. Influenza vaccination and Guillain-Barré syndrome small star, filled. Clin Immunol. 2003 May; 107 (2) :116-21.

[78] Putas E. et al. Acute non specific pericarditis criter influenza vaccination: an infrequent effect to recognize. Rev Geriatr 25: 413; 2000

[79] DE Meester A. et al. Symptomatic pericarditis after influenza vaccination: report of two cases. Chest 117: 1803; 2000

[80] Perez C. et al. Giant cell arteritis after influenza vaccination. Arch Intern Med 160: 2677; 2000

[81] Liozon E. et al. Polymyalgia rheumatica following influenza vaccination. J. Am. Geriatr. Soc 48: 1533; 2000

[82] Perez C. et al. Polymyalgia rheumatica following influenza vaccination. Muscle Nerve 23: 824; 2000

[83] Plotkin E. et al. Influenza vaccine: a possible trigger of thabdomyolysis induced acute renal failure due to  the combined use of cerivastatin and bezafibrate. Nephrol Dial Transplant 15: 740; 2000

[84] Christy C. et al. Effectiveness of influenza vaccine for the prevention of asthma exacerbations. Arch. Dis. Child. 89 (8): 734; 2004.

[85] Bueving H. J. et al. Influenza vaccination in children with asthma: randomized double-blind placebo-controlled trial. American Journal Respir. Crit. Care Medicine 169 (4): 488; 2004.

[86] Abadoglu O. et al. Influenza vaccination in patients with asthma: effect on the frequency of upper respiratory tract infections and exacerbations. Journal of Asthma 41 (3): 279; 2004.

[87] Nicholson K. G. et al. Randomized placebo-controlled crossover trial on effect of inactivated influenza vaccine on pulmonary function in asthma. The Lancet 351 (9099): 326; 1998.

[88] http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/0000/39451_1.pdf.

[89] The Merck Manual. 5a Edizione Italiana della 18a edizione inglese, Springer, 2007, pag. 2004.

[90] http://www.normativasanitaria.it/normsan-pdf/0000/39451_1.pdf.

[91] http://www.eurosalus.com/malattie-cura/chi-tace-i-possibili-danni-da-vaccinazione-antinfl.

[92] Comitato Vaccinazioni della SIAIP. La vaccinazione contro l’influenza in età pediatrica. Immunologia e Allergologia Pediatrica ottobre 2006, anno XX, numero S1.

[93] http://www.epicentro.iss.it/discussioni/antinfluenzale/pdf/Suppl_Siaip.pdf.

[94] http://attentiallebufale.it.

[95] http://www.epicentro.iss.it/discussioni/antinfluenzale/jefferson_edit.asp.

[96] http://blog.panorama.it/hitechescienza/2008/09/19/influenza-2008-quel-vaccino-sha-da-fare-o-no.

[97] Jefferson T. Attenti alle bufale. Come usare la evidence-based medicine per difendersi dai cattivi maestri. Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2008.

[98] In realtà, anche se in misura minima, il vaccino antinfluenzale offre una qualche protezione verso l’influenza (all’incirca in meno dell’8-9% dei casi), comunque indebolisce l’intero sistema immunitario aprendo le porte a tutte le altre infezioni.

Share Button

Riproduzione consentita purché l'articolo non sia modificato in nessuna parte, indicando Autore e link attivo al sito.

Autore

Vacciniinforma

Vacciniinforma

Potrebbero interessarti

0 Commenti

Ancora nessun commento!

There are no comments at the moment, do you want to add one?

Scrivi un commento

Only registered users can comment.

Like Us On Facebook

Facebook Pagelike Widget