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Aids diagnosticata per errore; risarcimento di 35 mila euro

Aids diagnosticata per errore; risarcimento di 35 mila euro

Giugno 27
14:19 2014

Gli diagnosticano l’Aids per errore
risarcito con 35 mila euro


 

La disavventura di un maresciallo della Finanza di Catania: per due volte il centro trasfusionale dell’ex Asl di Lamezia Terme lo ha dichiarato affetto da virus Hiv.

Dopo due anni di controlli ha scoperto che si trattava di un errore


PALERMO – Due anni da incubo.
Vissuti con lo spettro dell’Aids. Senza riuscire a toccare il figlio, né, tantomeno, a sfiorare la moglie. I referti degli esami di sangue continuavano a dare un verdetto inequivocabile: “Soggetto affetto da Hiv“.

Il maresciallo della Finanza era certo che non poteva essere così. Dopo decine di prelievi in diversi ospedali della Calabria, dove il militare presta servizio, è arrivata la conferma che si era trattato solo di uno sbaglio.
Un errore nella valutazione degli esami da parte dell’allora Asl di Lamezia Terme. Un abbaglio da parte dei medici del centro trasfusionale dell’azienda, oggi Asp di Catanzaro, che sarà risarcito con 35 mila euro. Lo ha stabilito pochi giorni fa il tribunale della città calabra dopo due anni di processo davanti al giudice civile.

Donatore di sangue di lungo corso, il maresciallo, che è catanese, è entrato nel tunnel della paura il 6 febbraio 2005. Riceve una lettera a casa. Qualche ora prima aveva donato il sangue al centro donatori dell’Asl di Catanzaro. Nella comunicazione c’è scritto che l’uomo non poteva più andare al centro trasfusionale perché era stato escluso provvisoriamente dalla lista dei donatori.

La lettera viene accompagnata da un invito a presentarsi al centro trasfusionale. L’uomo, che oggi è quarantenne, scopre quell’incredibile risultato all’Asl. Era positivo al virus dell’Aids, gli comunicano i medici. “Prima di cadere nello sconforto – racconta adesso – ho fatto mille ipotesi, tra le quali anche quella di un errore”. Intanto, nella relazione tra moglie e marito si insidia anche il dubbio di una doppia vita sessuale.


A dieci giorni dal referto, il 24 febbraio 2005, e spinto dalla disperazione, il maresciallo torna di nuovo al centro trasfusionale dell’Asl 6 di Catanzaro.

Ripete l’esame.  Anche stavolta il verdetto non lascia spazio ai dubbi. A quel punto si innescano alcuni meccanismi, che hanno portato il militare anche a tentare il suicidio. L’uomo ha cominciato ad avvicinare il figlio di due anni solo con i guanti. Si è allontanato dalla moglie.

L’azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro, intanto, contatta il maresciallo, che viene seguito al reparto di siero-immunologia come paziente affetto da Hiv.
Due mesi dopo, il malcapitato, spera ancora nei risultati di un altro prelievo.

Il 24 marzo e il 4 aprile ripete il test all’azienda ospedaliera Ciaccio.

Stavolta il risultato è “negativo all’Aids”. “Non si illuda – gli dicono però i medici – il virus può essere latente”. Seguono un’altra decina di prelievi fino al 7 settembre del 2007.
È l’Università di Catania a dare al maresciallo la certezza che si è trattato di uno sbaglio. I medici stavolta lo rassicurano: “Stia tranquillo, la latenza del virus dura un paio di mesi. È fuori pericolo”. Sepolto l’incubo della malattia, moglie e marito decidono di rivolgersi a un avvocato. Su Internet i coniugi rintracciano il nome dell’avvocato Giuseppe Di Stefano, che si è già occupato di un caso simile anni fa a Palermo. Nel processo di primo grado l’ospedale di Catanzaro ha sempre respinto le accuse sostenendo:
“Sono test di riferimento”. “È stata – dice il maresciallo – un’odissea che non auguro a nessuno. La mia vita era distrutta. Mi ha aiutato la certezza di non avere mai tradito la fiducia di mia moglie”.

(22 ottobre 2011)

fonte dell’articolo riportata di seguito

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/10/22/news/gli_diagnosticano_l_aids_per_errore_risarcito_con_35_mila_euro-23655533/

 

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